Assassinio sul Nilo: cominciate le riprese, sì, sono un Hercule Poirot anche Pierrot, l’Agatha Christie che amò Helena Christensen, Chris Isaak, insomma, Cristo, che la forza sia con voi

05 Dec

death on the nile

Sì, Hayden Christensen/Anakin Skywalker merita il mio Darth Vader. Prendetelo e ficcatelo nel water.

Sì, io adoro Kenneth Branagh.

Lo persi per un po’ quando un mio sedicente amico volle persuadermi che Enrico V fosse un brutto film.

Non dovevo dare retta a quel sedicenne lì…

Mi accusò di essere Johnny Depp/Edward Ratchett di Assassinio sull’Orient Express.

Edward, detto Cassetti, ovvero un lercio farabutto dall’anima sporchissima.

Fui io stesso, dopo indagini e pochi atti probatori a mio favore, a smascherare il vile impostore che indusse, grazie alla sua malvagia manipolazione, tutti i passeggeri della carrozza estemporanea di quella mia adolescenza in viaggio di tal (r)esistenza da carrozzone da zoccolone, eh già, a darmi addosso.

E non fu una singolare tenzone, mica pugnette, solo pugni e calcioni.

No, non soffrii di nessuna teoria del complotto amletica. Purtroppo, tutti quanti presero un abbaglio.

Sì, mi ricordo che, a quei tempi, trascorsi le notti ad ammirare le forme di Shannon Tweed, regina dei softcore e ancora attuale moglie di Gene Simmons dei Kiss.

Quando, al tambureggiare dei miei capricci sessuali e dei miei turbamenti risorti in gloria dopo tante notti in cui ottenebrai i miei ormoni, immalinconendomi disperato, divellendo il mio candore, nel cantare a squarciagola Perdere l’amore, fui anche scambiato per Massimo Ranieri de La patata bollente. Detto il Gandi. Senza h.

Poiché apparve assai strano che, giunto che fui oltre la maggiore età, nel mio lungo peregrinare lungo le strade mal asfaltate della mia città soventemente piena di scostumati, uno come me potesse smarrirsi in qualche bar malfamato, sprecando le sue giornate ad ammirare la venustà altrui da tempo immemorabile oramai esaltate, sputtanandomi ad acclamare gli idoli hollywoodiani, dimenticando invece d’impugnare la mia bella statuina dorata.

Sì, fui costretto a smerigliarla e a non tirarmela più… da anarchico zen. Fui obbligato, giocoforza, a sverginarmi con la prima biondina di Donnie Brasco che mi fosse capitata, per l’appunto, a tiro. Per dimostrare che fossi un uomo e non un cazzone qualsiasi. Ah ah.

Ancora rammemoro quella notte nella quale la mia lei, con ardire della sua f… a ardente, attentò poco delicatamente alla verginità mia e, deflorando il frutto mio prelibato e da lei succhiato, da lei stessa presto sconsacrato, apparendole meritevole di forte svezzamento, in quanto sorprendentemente le fui provetto con far insospettabilmente caliente, urlò piacevolmente e volle di nuovo gustarlo svenevolmente, scopandomi ancora e ancora poderosamente, in ogni senso posteriormente.

Avvenne, eh già, l’indurimento e vi entrai dentro profondamente, oserei dire brillantemente. Sì, all’interno di questa vita carnascialesca che scordai, solamente allo squittire post-puberale della mia superata infanzia oramai andata a puttane, sentii vibrare nel mio animo un irresistibile desiderio di fottermi da solo, platealmente fottendomene, ché non puoi mai dire mai fine alla (s)figa e arriveranno, state tranquilli, altre botte pazzesche, fondendovi e confondendo l’uomo eretto in voi ché credeste d’averla fottuta rittamente, scoprendo invece non lei, bensì denudando la verità inequivocabile d’esser stati inculati bellamente.

Sì, tempi bui ove caddi nella depressione più nera, denominata selva oscura da Dante Alighieri, tempi immacolatamente (im)puri ora deturpati e irrecuperabili, eppur riempiti dal gaudio della mia poesia al(a)ta.

Sì, dopo la prima volta, fu un macello. Soprattutto ai danni del sottoscritto. Soprattutto danni e basta. Colei che mi sverginò, eh sì, dopo avermelo proteso, pretese che usassi il dopobarba e vestissi elegante come un dandy. Insomma, per farla breve, volle precocemente (in)castrarmi negli ingranaggi delle sociali maschere carnevalesche a me da sempre risultate scabrose e scioccanti e, altresì, volle “adultizzarmi”. Adulterando pure l’indole mia eternamente fanciullesca da Johnny Depp di Tim Burton.

Sì, non sposatevi e non figliate, ragazzi. Le donne v’inchiappetteranno, pretendendo da voi lo snaturamento della vostra emozionalità gioiosa, giocosa e intimamente cremosa poiché, dinanzi alle amiche, vorranno vantarsi di aver scelto come compagno un Cicciobello qualsiasi.

Meglio invece ancora perdersi nella notte come Owen Wilson di Midnight in Paris e non seguire più nessuna cura da Franco Battiato.

Non fatevi inculare… dal sistema, rimanete felicemente schizofrenici come Keira Knightley di A Dangerous Method.

Vedeste cosa le combinò quello Jung? Per curarla dalla sua nevrosi, s’incarnò nella fantasia erotica di ogni teenager smorfiosa, sì, Michael Fassbender.

Le donne adorano Fassbender. Lo percepiscono come uomo forte, sicuro di sé, insomma un macho col mascellone da Ronn Moss di Beautiful eppur l’occhio da Shame. Cioè, diciamocela, un bel porcello.

Sì, le donne sono spesso ipocrite, miei fringuelli. A differenza di ciò che affermano nel quotidiano, ove fanno le san(t)e, vanno matte più di Keira… per un uomo dallo sguardo perverso. Lo reputano affascinante se lui le guarda di traverso. Che fesse…

So soltanto che Fassbender, ne L’uomo di neve, è veramente bollito e sexy quanto Val Kilmer dello stesso film. Ho detto tutto…

Di mio, che posso dirvi? Qui, le donne cercano le linguine, non solo allo scoglio, attenti allo scolo, quagliano poco ma vi vagliano e, se non spedite loro molti dispendiosi assegni, al massimo fantasticheranno di amori impossibili come in Uccelli di rovo. Ma, sostanzialmente, poco ovulano e friggono solo le strapazzate uova.

I maschi non stanno messi meglio, oggigiorno. Impazziscono, più della maionese, per la pornoattrice Brandi Love.

Poi, abbiamo pure le psicologhe. Donne che, prima di diventare tali, cioè mai, poiché crebbero solo con cazzi per la testa dopo quelli (ap)presi fisicamente nei liceo pedagogici, ora vogliono curare, cioè inculare i pazienti che guardano i film di Rainer Werner Fassbinder e di Herzog Werner.

Fottendoli a base di pasticche. Intanto, dopo aver sedato i loro pazienti, vanno a ballare col burino che le impasticca. Uomo analfabeta che però può garantire loro la bella villa, la bella vita e un po’ di divertente idiozia, si fa per dire, per far ridere le loro facce dal colore lilla.

Donne di siffatta (s)fattezza giudicano gli uomini come Pasolini non adatti a una società ove il valore maggiore è avere l’addome più piatto da esibire su Instagram.

Gli uomini vanno pure (di)dietro a queste. Poiché così è l’andazzo e allora pensano che sia meglio sbattersene… il cazzo.

Ecco, vorrei concludere con questa mia intuizione ficcata qui come viene…

Una volta, chiesi a un mio amico:

– Mi mostreresti, per piacere, sempre che per te non sia di troppo disturbo, la collezione dei tuoi libri, dei tuoi cd e dei tuoi film preferiti?

– Certo. Perché no? Ma non capisco il motivo di tale tua richiesta. Che vuoi vedere? Cosa vuoi appurare?

– Da ciò che ami, anche virtualmente, capirò com’è la tua anima.

– Suvvia. Che stupidaggine. Sarebbe come dire che, se mi piace Bob Marley, sono uno che sogna pace e libertà utopistica.

– Già, è così. Che poi tu ti trova nelle condizioni, anche economiche, per cui sei diventato cinico e realistico, è un altro discorso. Ma, in cuor tuo, batte la selvaticheria dell’uomo puramente ruspante e speranzoso che il domani sia egualitario e per tutti allegro e migliore. Insomma, scintillante!

– Dunque, seconda questa tua teoria, io sarei come Ryan Gosling di Drive solo perché ne ho il Blu-ray?

– No, in realtà non lo sei. Ma, istintivamente, a livello inconscio, ti sei riconosciuto nelle atmosfere e nella poetica di questo film.

Non sei uno stunt e non sei violento. Ma in te, nel tuo arcano spirito profondo e ancestrale, non v’è un uomo, qual sei, spaurito e forse dimentico della tua grinta oggi sparita.

Quando cala la notte e sarai solo, amico, guardati allo specchio e non mentirti.

Non sei Gosling di Drive, altrimenti ti arresterebbero. Ma in verità lo sei, eccome. Mio scioccone. E non fare lo scroccone.

Lo so. Siamo tutti dei coglioni, non fare neanche il marpione. Io sarò pure un volpone ma tu certamente sei proprio un bambagione.

Ecco, l’artista, bravo o scarso che sia, magnifico o impresentabile, aspirante tale o fallito tal dei tali, è colui che è riuscito, perlomeno ha provato, a scorporare l’interiorità della sua anima e del suo misterioso sentire per ricrearla di flusso estetico-emozionale, forse anche etico, educativo o non, propedeutico o meno, persino nichilistico o apparentemente osceno, a un’altra anima a cui offrire, si spera empaticamente, il suo esser(le) dentro.

– Ah, capisco. Per questo non ha funzionato fra te e quella che t’ha sverginato? Le sei entrato dentro ma, a lungo andare, non hai sentito un cazzo perché tu ami il Cinema di Clint Eastwood mentre lei vuole solo ragazzi con la 44 Magnum.

– La 44 potrebbe esservi stata, anzi, vi stette anche fra le tette, onestamente, ma non sono un tipo da grilletto facile… e mezze calzette.

 

Dopo questa freddura, accendo il termosifone.

Insomma, accendo il mio Falò. Fu solo Molto rumore per nulla.

Nel bel mezzo di un gelido inverno, incontrai Emma Thompson ma lei mi mandò a fanculo.

Al che divenni Charles Bronson e le suonai l’Harmonica da stronzo, giustiziandola nella notte Fonda come Henry, senza però pioggia di sangue, trattandola da Claudia Cardinale de I soliti ignoti.

Poiché in fondo in fondo, sì, posso garantirvi ch’è una mignotta e le preferisco un Gianduiotto.

 

 

di Stefano Falotico

Le mie previsioni ai Golden Globe(s), il mio prossimo libro, il mio nuovo racconto pubblicato, insomma Habemus Papam come John Malkovich e Jude Law… ho detto tutto, evviva 007!

04 Dec

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Non è tempo di morire

Sì, da oggi, alla fiera del libro di Roma, Più libri più liberi, allo stand D 05, se vorrete e voleste, pot(r)ete comprare I RACCONTI DI CULTORA 2019.

Sono tre volumi, ognuno dei quali raccoglie venti autori che hanno vinto il concorso letterario, indetto un paio di mesi fa da Cultora, per l’appunto.

In uno di questi volumi, vi è il mio Venezia, la città del Joker.

Questa la sinossi dei volumi:

la Sesta edizione del Concorso Letterario Cultora si conferma uno straordinario mezzo di aggregazione culturale capace di unire centinaia di scrittori, esordienti e non, di tutta Italia. Attraverso ognuno dei racconti inediti, gli autori selezionati offrono al lettore storie, sensazioni, esperienze che grazie al supporto cartaceo diventano eterne e condivisibili. In uno spazio limitato chi scrive riesce a svuotare il proprio spirito in forma espressa, diretta, e pertanto infinitamente entusiasmante.

 

Intanto, in questi giorni, sto editando assieme al mio correttore di bozze il mio prossimo libro, un noir erotico, una storia di detection macabra ma enormemente romantica con tinte fosche ma anche pulp da graphic novel, un trip di fumettistica immaginazione delirante ma squisitamente surreale e immerso nella metafisica ancestrale di un uomo, ovvero il sottoscritto, che oggi è davvero un uomo ma domani ancora regredirà all’infanzia, quindi esuberante si darà ad altri voli pindarici, sublimando ogni suo trauma e patita afflizione, psichica e non, sessuale e/o bestiale, grazie alla propulsiva energia della sua anima combattiva, giammai doma e ancor furente come il sole d’oriente ove un tempo, vicino persino a buddistici templi, il grande Bruce Lee dimostrò che la vita è un colpo tonitruante, una morte inaspettata e scioccante come la sua e quella di suo figlio Brandon, quindi può essere, perché no, anche rinascita folgorante.

Poiché, se non avrete sonno, anziché recarvi in cucina, mangiando Nutella o cioccolato bianco, accendete un falò e leggete, sotto il plenilunio, tutto Mishima Yukio.

Be’, sono più basso di Jude Law e, sinceramente, non ho il suo conto in banca. Tantomeno ho una casa che affacci sul Duomo di Prato come John Malkovich.

Prima, giravo in macchina. E, fra queste luci cittadine al Neon Demon, indossando il mio giubbotto di Drive, ho ascoltato due canzoni nostalgiche, una più bella dell’altra. Evocanti un tempo passato e dimenticato, forse scomparso ma che sempre, sino al giorno della mia morte, vibreranno acute ed emozionalmente acustiche nella mia memoria.

Innanzitutto, la controversa “canzonetta” di Alberto Fortis, Milano e Vincenzo.

Conoscete la storia, no? Alberto non voleva più essere trattato come Lupo Alberto, esatto, quello del fumetto, cioè come uno sfigato. Voleva diventare un artista ma il suo produttore discografico, Vincenzo Micocci, non si decideva a pubblicargli il suo primo album.

Alberto era incazzato.

– Cazzo, se mi fai aspettare ancora, sarò costretto a cercarmi un posto come impiegato del catasto!

 

Sì, se Louis Garrel non fosse figlio d’arte, non scoperebbe Laetitia Casta. Ma questo è un altro discorso.

E I Gatti di Vicolo Miracoli? Ne vogliamo parlare di Verona Beat?

Quattro amici liceali che misero su una piccola band.

Umberto Smaila, da allora, viene considerato un mezzo genio, Jerry Calà è a suo modo un idolo, Franco Oppini scopò Alba Parietti. Che poi… ma lasciamo stare, ah ah.

Nel frattempo, Francesco Nuti non sta bene.

Francesco piaceva molto a mio zio. Pratese, mentre Francesco è (non so per quanto potrò usare il presente…) fiorentino.

Mio zio è morto tanti anni fa, a soli cinquant’anni, dopo aver combinato un casino.

Il primo film di Francesco, come attore, è stato Ad ovest di Paperino del suo amico Alessandro Benvenuti.

Paperino esiste davvero, è un piccolissimo comune che mio zio mi mostrò quand’io ero piccolissimo.

Non è soltanto un personaggio celeberrimo della Disney.

Sapete, io sto antipatico a tante persone. Antipaticissimo.

Per demoralizzarmi e buttarmi giù, le hanno tentate tutte. Sono stato ingiuriato, calunniato, mi sono beccato anche dei ricoveri psichiatrici per colpa delle violenze psicologiche inaudite e immoderate da me subite semplicemente perché non mi sono mai attenuto alle fottute regole istituzionali assai fasciste.

Ove, se a sedici anni, non frequenti un cazzo di liceo di merda, devi essere meno dotato e avere il cervello e il cazzo di un nano.

Il mio lavoro è fare l’artista, dare emozioni a chi ne ha bisogno. A chi pensa che la vita non sia un campionato. Anche perché, se dinanzi a me, si presenta uno stronzo come Robert Loggia di Over the Top, io non accetto i suoi ricatti.

Avrei potuto perdere e rimediare una figura da idiota storico. Purtroppo, per voi, ho vinto. Dunque, non ho da chiedere scusa a nessuno di quelli che, se fosse stato per loro, mi avrebbero internato.

Non ho da redimermi della loro svista con tanto di offertami, superba, stupidissima svastica.

Non ho da abbassarmi al loro mendace concetto di “dignità” piccolo borghese, limitante, nauseante e ripugnante. Questa è la mia risposta. Devastante. Ed è giusto così. Poiché mi ricordo un tempo in cui divenni quasi muto e chiesi soltanto, avendo già tale mio difficile momento superato, di bere una birra in compagnia. Ma l’ottusità fu assurda, mostruosa. L’indifferenza, ah, qualcosa di scandaloso. Mi sentii solo dire… cresci, coglione.

Mi pare doveroso che i dementi imparino a stare al mondo e che i poeti vivano, perdonando gli abietti e gli inetti, laddove Michelangelo diede al Papa la sua terrazza, mie tenerezze, miei poveri peccatori irredenti. Nella soavità del temp(i)o senza fissa dimora della sua anima angelica o forse stupendamente diabolica.

Comunque, a dirla tutta, Daniel Craig non è un contadino ma Sean Connery rimane di un altro pianeta.

 

di Stefano Falotico

Ai cinecomic preferisco Joe Pesci di The Irishman, comunque Birdman non è male, ovviamente il non plus ultra è JOKER

03 Dec

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Sì, notai una foto su Facebook. Di una donna indubbiamente esuberante, la quale vuol passare per ochetta, inserendosi sempre mezza discinta per (at)tirare le virili oche, facendo delle smorfie da orca per non sembrare solamente una porca, bensì una aggressiva ma con le palle, insomma, mica una poco di buono. Una che, sì, si denuda facilmente ma non è una facile, ha gusto anche nello spogliarsi. Sa cosa vuole e va dritta al sodo, senza retorica ma soprattutto senza camicia da notte.

Al che, codesta, ancora una volta mezza nuda, ficca… tale frase sotto un’altra immagine di lei praticamente ignuda:

ho visto The Irishman, è un film sulla vecchiaia che mette tristezza. Però è bello, molto bello. Adesso però, scusate, devo farmi bella.

Nella sua storia su Instagram, il sottofondo musicale è la hit che va oggi per la maggiore di Emma Marrone. La Marrone ha da poco avuto un figlio. Sì, dopo averla data a tutta Mediaset, intervistata in questi giorni, afferma:

– Sono mamma, è un’esperienza nuova. Sì, mi sento rinata. Ah, sono bella, sono bella, sì, giammai da nessuno sarò trombata.

 

Al che, intervengo io in modo lapidario con una frase sepolcrale:

The Irishman è un capolavoro melanconico, cauto con picchi spasmodici di violenza esplosiva, magniloquenza irruenta di Scorsese diluita in tre ore e mezza di quieta nostalgia.

 

Torno in cucina e mangio la carne saporita come Skinny Razor/Bobby Cannavale. Sì, queste galline vanno sgozzate, sono delle pollastrelle.

Forse ingrasserò come il “becchino” Action Bronson o forse gusterò del vino vicino a un caldo camino, rimembrando, come Frank Sheeran, tutto il mio esistenziale cammino.

Senza rimpianti e con la durezza tipica di un uomo che, durante le sue notti fredde, ascoltò ogni album di Bob Dylan, sapendo che i ragazzi della mia età, il giorno dopo, avrebbero sessualmente consumato la loro giovinezza da incoscienti, fornicando qualche scema che li avrebbe rincoglioniti, portandoli a vedere un film di Muccino con tanto di Cremino…

Meglio il Cremlino, uomini russi. E giammai russatevela. Attento, c’è una Mosca sul lampadario. C’è anche una moschea di troppo nel mio quartiere.

Sono stanco dei bambini, delle maestrine e di quelli che vogliono mettere i punti sulle i. Dato che sono frustrati, desiderano coniugare i ver(b)i delle vite altrui, nel tentativo pedagogicamente demagogico e manipolatorio, educazionale alla pari delle suore all’oratorio, di rendere il prossimo a immagine e somiglianza della loro malata, solipsistica visione del mondo catto-borghese, moralistica e soprattutto falsa. Allora, ecco che spunta la scrittrice di romanzi eroticamente spinti che ora, dopo mille delusioni, da lei per l’appunto sublimate in romance semi-hard, invero assai innocui e meno sensuali di Luciana Littizzetto, come le sfumature di grigio dei suoi capelli semi-tinti da Crudelia De Mon e da Meryl Streep de Il diavolo veste Prada, con tanto d’ingiallita permanente delle sue fisse da donna in carriera che pensa d’averla profumata, s’è riciclata come insegnante di sostegno per giovani ragazzi fuori da recuperare. Cioè, la versione senza cazzo di Michele Placido di Mery per sempre.

Su Facebook, scrive ogni giorno il diario di questa sua nuova esperienza formativa…

– Oggi, dalla mia borsetta, per sbaglio è scopato, no, scappato un profilattico. Quello della prima figa, no, fila… ha riso e io gli ho risposto… sì, è quello del mio amante. Finiscila di guardarmi le gambe e dopo te la do, in bagno, se in tre secondi riuscirai a imparare a memoria un libro di Dostoevskij.

Sì, così si fa. Bisogna far capire chi comandi/a e st(i)a sopra. Sono una dura.

 

Sì, peccato che il ragazzo suo allievo avesse tredici anni. Adesso, per colpa dell’educazione del cazzo della Montessori del suo “tesoro”, il ragazzo è rimasto traumatizzato e s’è beccato un ricovero psichiatrico.

In poche parole, la sua vita è finita cinque anni prima di compiere la maggiore età e quindi prima di poter avere, almeno all’anagrafe, la capacità d’intendere e volere.

La signora, insegnante della minchia, invece stasera è a letto con quello che, nella classe a fianco a quella ove lei insegna, insegna Religione…

Sì, un troiaio mai visto.

Uomini che si professano dottori ma altri non sono che dei tromboni… donne che si credono attrici di Hollywood e invece, al massimo, faranno la fine di Claudia Gerini.

La peggiore saltimbanca della storia del Cinema, si fa per dire, italiano. Infatti, come già scrissi, il grande Keanu Reeves, in John Wick 2, dovrebbe ammazzarla per conto di quello ch’è invece il peggiore attore, si fa per dire, di tutti i temp(l)i, Riccardo Scamarcio.

Al che, Keanu guarda questa burina de Roma e lei:

– Oh, bello e dannato, Neo di Matrix, dai, lo famo strano? Sono tua, sono immensamente tua. Poi, farai di me ciò che vuoi.

 

Keanu la osserva e le sussurra:

– Sì, coccolina, telefona al tuo ex, lo Zampaglione. Vedi se, almeno per l’ultimo dell’anno, potrai con lui mangiare lo zampone con un po’ di zabaione. E ricorda: rimanda pure il suicidio, bastano un po’ di lenticchie e, grazie all’auto-suggestione, tipo Oroscopo, che ti sarai donata, avrai un anno di merda ma a te sembrerà di essere Marlene Dietrich.

– Fottiti, Keanu. Ti odio.

– Ciao, in realtà ho finito da tempo John Wick 3. Ora, devo girare il quarto. Buttati nella vasca. Se non muori subito, chiama quell’altra bagascia di Jessica Rabbit e fatelo da lesbiche in salamoia.

– Sei solo un salame! Un coniglio!

– Sì, già che ci sei, chiama anche Alba Parietti de Il macellaio. Poi, nell’aldilà, fai l’amore con Hugh Hefner.

 

Sì, guardate, la dolcezza non è il mio piatto forte. Per anni, la gente pensò che avessi Paura d’amare. Sì, infatti ce l’ho in dvd. Ho anche il filmato personalissimo di Michelle Pfeiffer al Festival di Venezia quando presentò Le verità nascoste. La verità è che a me non hai mai detto un cazzo Michelle dei Beatles. E non amo il film Pensieri pericolosi.

 

di Stefano Falotico

THE FAN: per essere fanatici di me, Stefano, bisogna fottere i cretini come fa il grande Trent Reznor

01 Dec

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Scena della sauna di The Fan di Tony Scott con Bob De Niro e Benicio Del Toro.

Scena cult. Scena calda, scena freddissima, scena infervorata, scena dissanguata, scena scalmanata, scena girata con montaggio sincopato sulla follia oramai esplosa da psicopatico del personaggio di Bob, Gil Renard, fantozziano venditore di coltelli, forse anche usati, che impazzisce come Arthur Fleck/Joker dinanzi all’ennesima batosta devastante.

Dopo aver perso il lavoro, per fortuna, direi io, tanto era solo un subalterno, un sottopagato, sfruttato, umiliato e cornuto, diretto peraltro da un uomo che sembrava la brutta copia di Ed Harris di Americani, uh uh, dopo aver perso la moglie, vivaddio, meglio finire barbone piuttosto che stare con una donna così barbosa, dopo aver perduto l’affidamento del figlio, menomale, era uno strano incrocio tra il figlio di John Lennon e Yoko Ono e un tonto da giochi di ruolo, avrebbe al massimo fatto la fine dei pornoattori Juan El Caballo Loco e Jordi El Nino Polla (dei quali, comunque, vi consiglio le scene con Kendra Lust, avendo io di lei ogni dvd in HD), ecco…

Gil viene deluso dal suo campioncino, ovvero Wesley Snipes/Bobby Rayburn.

Devastato, per via del fatto che il suo pupillo, invero pollo, è stato rimpiazzato da un Benicio Del Toro già col panzone, combina un macello su musica umida dei Nine Inch Nails. Pura carne allo spiedo con tanto di tatuaggio strappato dalla pelle martoriata.

Sì, la gente fa presto a dirti fallito e pirla.

Non sa molto della tua vita. Ragiona di logiche superficiali.

– Ah, capisco, figlio di meridionali trapiantati al nord, quindi popolano da canzoni retrive, simpatiche per rincoglioniti, canzoni per gente con zappa e zampa di elefante. A lavorare nei campi! Il cognome la dice lunga, zotico! Sì, noi siamo rock, moderni, siamo gente cazzuta. Mica poveracci. Questi qua, ah ah, non capiscono un cazzo. Guardano i film e non comprendono mica nulla, poveri sempliciotti.

 

Chiariamoci molto bene, come dice Bob De Niro di Cape Fear.

Andate a prendere per il culo, nella prossima vita, qualcun altro.

Di mio, posso dire che guido a velocità supersonica, ho una bellissima voce, invece che prostituirmi al sistema e coprirmi della maschera cosiddetta dignitosa del patto sociale per cui, anche se sei una merda, basta che tu abbia uno stipendio da duemila Euro al mese e poi puoi puttaneggiare a tutto spiano, preferisco fare lo scrittore squattrinato.

Se non vi piace, andate sui viali e abbonatevi alla prostituzione di massa.

No, non cambio. Semmai solo le marce e ingrano la quinta, ti asfalto.

Non mi piego. Sai, forse ti spiego.

Sapete che vi dico? Anche il Cinema di Woody Allen m’ha stancato. Meglio Nicolas Winding Refn, allestitore di un Cinema arrabbiato, futurista come il mio giubbotto.

Tanto, abbozzando e facendo gli intellettuali, lo si prende solo nel culo. Il signor Pellegrini di The Fan deve invece pigliarlo in quel posto.

Gli piace giocare di ricatti ed etichette. A me invece piace giocare pesante, in maniera devastante.

 

di Stefano Falotico

Anna Paquin rischia di essere candidata agli Oscar come miglior attrice non protagonista, sebbene in The Irishman reciti una sola frase

30 Nov

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Burlesca disamina delle sordomute anime, invero eloquenti da uomo iconico di tutti gli intro-versi, cioè i poeti che scrivono versetti e, per quanto ricattati, non ne vogliono sapere di adattarsi, non c’è (capo)verso

Sì, sarebbe un caso unico. Più unico che raro, una rarità, come si suol dire.

Perché non hai chiamato Jo?

 

Sì, questa è l’unica frase pronunciata da Anna Paquin in The Irishman.

D’altronde, Marlee Matlin invece vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista per Figli di un dio minore.

Donna meno(a)mata di poche minigonne tolte lei dagli uomini, elevati o non, eppur dall’Academy in gloria elevata.

Marlee detiene ancora il record d’essere stata l’attrice più giovane, cioè a solo ventun anni, a vincere l’Academy Award pur recitando la parte di una sorda.

Mentre Adrien Brody de Il pianista, un intellettuale in un mondo violento, nazistico e ricattatorio, è ancora l’attore che detiene il primato d’aver vinto, per il suddetto film menzionatovi, l’Oscar come miglior attore a soli ventinove anni.

Secondo me, anche Alberto Sordi meritava di vincere. E Ornella Muti, no? Ornella possedeva una bellezza che parlava da sé, mozzafiato, senza bisogno di aggiungere altro. Anche se va detto che gli uomini, rimanendo di fronte a lei senza parole, volevano indubbiamente scoparla. Anche a costo di partorire la prole.

Di mio, posso dire di aver attraversato tutte le malattie psicofisiche possibili e immaginarie. Immaginabili!

Dagli altri definite ipocondriache e dunque da costoro, gli impostori, fui visto e vengo tutt’ora visionato, molto superficialmente, come un coglione, solamente semplicisticamente, assai sbrigativamente, fallacemente e scarsamente psicanalizzante la mia anima invero emotivamente elettrizzante.

Fui enfant prodige, quindi m’ammalai di elefantiasi, divenni muto e non spiccicai parola e, ricordate, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

Sì, io provai a spiegare le mie emozioni ma gli altri non mi stettero ad ascoltare.

Anzi, non vollero assolutamente auscultarmi. Cioè entrare in empatia col mio cardiaco, viscerale, profondo sentire. Preferendomi snobbare e liquidare con fare fanfarone e protervia da costoro reputata insindacabile, veritiera e assolutistica. Sì, non riceverò mai da codesti pusillanimi una benché minima assoluzione poiché sono convinti che io abbia mentito e la mia versione dei fatti sia del tutto inattendibile e figlia, per l’appunto, delle mie distorsioni mentali giudicate insanabili, addirittura pericolose e malsane.

Per forza, non parlavo, ah ah. L’abito fa il monaco, anche il monco. Infatti, per anni volli scopare donne come Renée Simonsen di Sotto il vestito niente ma, per l’appunto, essendomi chiuso nel mutismo poiché, vivendo libero da regole castranti e da dogmatismi genitoriali limitanti il libero, spensierato arbitrio puramente giovanile, fui paradossalmente reso limitato, angariato e psicologicamente minacciato, sessualmente inibito, represso e intimorito, venendo scambiato per uno psicopatico scemo più del film succitato e dei film di Carlo Vanzina.

Gli altri, essendo stupidi come Boldi & De Sica dei cine-panettoni, mi facevano le smorfie, in segno di compassionevole incomprensione ma, soprattutto, anche sotto e basta, si facevano infatti tutte le più smorfiose. Al che, dovetti aprirmi, giocoforza, in quanto umiliato e dunque sottostimato, vagliato e misurato soltanto come cosiddetto cacasotto.

A causa di questa stigmatizzante coercizione immonda, esplosi di pene… in modo furiosamente spasmodico. Tant’è che, a questo punto, dopo essere stato considerato un inetto, infetto, lebbroso e sfigato, fui patentato di un’altra immeritevole etichetta, quella dello psicotico-psicopatico con tracce indelebili caratteriali da perenne, penoso, insalvabile disadattato da cure psichiatriche e necessaria, consequenziale assistenza sociale. Fui però lo stesso scambiato per un maniaco sessuale. Sì, trovatomi che ebbi, dopo essermi perso in selve oscure, nel mezzo del cammin di mia vita che la retta via era smarrita, non essendo molti femminili retti(li) da me fottuti a causa del non poter comunicare loro d’averlo eretto, in quanto mi mostrai assai poco e ovviamente la gente pensò che fossi un mostro, appena mi tirai su, gli uomini e le donne con le palle, come no, credettero che volessi fotterli. Urlandomi: – Vai a prendere per il culo qualchedun altro, mica noi, testa di cazzo! Tu vorresti farci credere che eri muto solo perché reclusoti nell’essere elusivo? Hai finito di fare il taciturno con lo sguardo allusivo, non sei speciale, non sei un ragazzo che ha sul mondo l’esclusiva, sei un escluso. Capitolo chiuso!

Adesso, ti cuciamo la bocca e t’intimidiremo coi ricatti più mendaci. Vai a lavorare, porco, merdaccia!

 

In compenso, perseverarono senza vergogna a sfottermi, le donne, eh sì, togliendosi la gonna per mettersi a pecorina, in posizione su(p)ina da gogna, dinanzi e (di)dietro a bulli da loro visti come uomini lungimiranti. Delle loro prese per il popò, io me ne fottei, altamente me ne sbattei. Insomma, ricevetti inculate continue. Se fossi stato un omosessuale passivo, adesso sarei ricco. Invece, mi chiusi solo a riccio mentre anche le più brutte ricce mi chiamavano ciccio. Per quanto mi concerne, devo pubblicare il mio prossimo libro. Sì, sono un poeta al cui confronto Javier Bardem di Mare dentro è un principiante. Comunque, a parte gli schizzi, no, gli scherzi, non sono immobilizzato a letto. Sapete perché? Dopo essere stato ingiustamente sorvegliato speciale a vista da gente ignorante che non capì le mie apparenti chiusure e le mie immutabili introversioni da uomo non vanaglorioso e volgarmente appariscente, appena mi ribellai e con furore esternai la mia anima, come Bardem, però di Prima che sia notte, mi diedero solo più botte, anzi, pure della bottana da Uova d’oro. Detenendomi in libertà vigilata in attesa di giudizio. Ah ah.

Sì, sia come Anna Paquin che De Niro stesso di The Irishman, con lo sguardo loquace, senza bisogno di aggiungere troppi monologhi da Al Pacino, diciamo, ho detto tutto…

Marlon Brando, una volta disse a Jack Nicholson, sul set di Missouri, che un grande attore si riconosce dallo sguardo e dalla mimica facciale anche se non pronuncia una sola parola. Esperisce le emozioni della vita e le trasmette con la forza degli occhi. Quindi, posso affermare che, a furia di capire tutto ma dire quasi nulla, possieda io oggi gli occhi più espressivi del mondo e un carisma immane.

Comunque, per farla breve, Anna Paquin vinse a soli undici anni l’Oscar per Lezioni di piano. In questo film di Jane Campion, c’è Harvey Keitel. Ovvero Angelo Bruno di The Irishman. Uno che abusò del suo potere ne Il cattivo tenente e desiderò educare-imboccare Kate Winslet di Holy Smoke. Insomma, un povero coglione. Uno che non sa affrontare la complessa, sofisticata, stratificata realtà. Preferisce continuare nelle sue ottusità, nelle sue accuse relativistiche da figlio di puttana qualunque.

Va subito preso e in manicomio sbattuto.

Tornando invece a Lezioni di piano, che io mi ricordi, me ne sparai molte sul nudo integrale di Holly Hunter.

 

di Stefano Falotico

THE IRISHMAN di MARTIN SCORSESE – Pubblicità non occulta da Professor Cornelius Occultis

29 Nov

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Be’, chi non conosce un bel paio di cosce ma soprattutto il professor Occultis, miei uomini oramai senza culo, no, volevo dire culto?

Occultis, uno dei protagonisti del mitico, oserei dire leggendario fumetto Il grande Blek.

Uomo colto ed erudito, però meno del sottoscritto Stefano Falotico, detto Genius-Pop, alias Joker Marino, intrepido avventuriere delle sue scorribande cinefile, uomo non ammanicato né affiliato alle mafie della piccola borghesia italiana, vive d’estasi mistiche e di purezza adamantina, dispensando perle di saggezza offerte anche ai porci affinché, di resipiscenza, si ravvedano dall’averlo visto assai male.

Durante l’adolescenza, da sé stesso poco amata, il Joker Marino visse sprofondato nelle tenebre, colorandole di visioni pindariche, ammaliandosi nel Cinema più splendido e roboante, oserei dire, sì, tonitruante.

Immersosi nella sua passione viscerale senza pari, il Joker divenne amante sesquipedale di Scorsese, adorando ovviamente il suo pupillo per antonomasia, ovvero Bob De Niro.

Tanto da dedicare a entrambi due saggi monografici celestiali, Martin Scorsese – La strada dei sogni e Robert De Niro, l’intoccabile, in vendita nei vari formati cartaceo e digitale sulle maggiori catene librarie online, scritti con acume, dovizia di particolari, pieni di aneddoti interessanti e scevri d’ogni tronfia, trombonesca prosa cattedratica o noiosamente accademica.

Sarebbero adesso da aggiornare, aggiungendo alle loro rispettive filmografie, per l’appunto, The Irishman e quant’altro.

Il Genius-Pop volteggia sulle teste dei miserabili, alla realtà si riagganciò con grinta enormemente ammirabile, lodevole e grandiosamente, ancora una volta, carismaticamente invincibile. Egli, senza sprezzo del pericolo, senz’alcuna remora d’incorrere nel ridicolo involontario, affronta in maniera impavida il mondo quotidiano, accarezzando le labbra di una bella donna, incontrata al bar, solamente aggrottando la fronte e porgendole lo zucchero macchiato caldo dei suoi occhi imperscrutabili, neri come The Night Of, diretto dallo stesso sceneggiatore di The Irishman, vale a dire Steven Zaillian, pregustando l’amplesso, già da lui caldamente sorseggiato, che con lei avrà a mo’ di cappuccino con la schiuma e tanto di leccarsela sotto i baffi.

Sì, per anni fu scambiato per Il grande Lebowski, fu preso per Jean-Marc Barr di Le grand Bleu, per un sempliciotto alla Jovanotti da filmetti come Jolly blu e per un tipo dolce e simpatico come Max Pezzali degli 883. Che io mi ricordi, durante il periodo delle scuole medie, me ne sparai molte su Alessia Merz, una che comparì nel mio “lungometraggio” ma anche in una pubblicità di David Lynch, uno dei miei registi preferiti in assoluto. Sì, la mia vita fu una Mulholland Drive, si crogiolò nell’Inland Empire, si appartò talmente tanto nel suo appartamento che molti pensarono che soffrissi di agorafobia e attacchi di panico come un’altra che appare nel film succitato, quel pezzo di gnocca di Nicole Grimaudo, attrice di Liberi.

Di mio, continuo a pubblicare libri, malgrado tante persone dicano che assomigli a Elio Germano. Quale? Quello de La tenerezza di Gianni Amelio, ovvero Giacomo Leopardi? Ce la vogliamo dire? Leopardi non soffrì di malinconia né la sua poetica fu basata sul pessimismo cosmico.

Silvia non la diede a Leopardi e allora Giacomo fantasticò sugli orgasmi mai da lui con lei avuti, sublimando di non averle strappato il costumino leopardato. Insomma, un poeta della minchia, ah ah.

Poiché ricordate: il Genius-Pop ne sa una più del diavolo de L’esorcista. Egli, nella notte, s’incunea di nascosto ove sapete, uomini e donne, mandando a farsi fottere, inculando ogni moralismo giudeo-cristiano con far da bastian contrario dei percorsi a tappe, miei tappi, nani e beoti.

 

di Stefano Falotico

A proposito di De Niro e Pacino di The Irishman, perché nessuno parla di Righteous Kill? Ne parlo io, un uomo “b movie”, arrabbiato come il detective Rooster

28 Nov

heat

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PHOTOGRAPHS TO BE USED SOLELY FOR ADVERTISING, PROMOTION, PUBLICITY OR REVIEWS OF THIS SPECIFIC MOTION PICTURE AND TO REMAIN THE PROPERTY OF THE STUDIO. NOT FOR SALE OR REDISTRIBUTION.

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Ah ah.

Sì, Pacino e De Niro, assieme a Jack Nicholson, Dustin Hoffman e forse Robert Redford, sono considerati gli attori più iconici dei seventies.

Gli unici due della loro generazione, fra l’altro, a non aver mai girato un western.

Per tempo infinito, vissero d’una profonda rivalità.

Tant’è che, quando si parla di loro due, al cinefilo sorge spontanea la domanda: chi è il migliore?

Mi ricordo che, tanti anni fa, nella landa desolata di Matera, durante un’estate della mia adolescenza mai carnalmente vissuta, ah ah, bensì sognante la metafisica di Hollywood, alloggiando nel paese natio dei miei genitori, in Basilicata, durante un pomeriggio assolato, mi recai al più grosso videonoleggio, per l’appunto, del capoluogo lucano.

Un’intera parete era tappezzata delle VHS dei film con De Niro e Pacino. Sì, tutto ciò avvenne prima dell’avvento dei dvd, dei Blu-ray e soprattutto dello streaming.

Anzi, per l’esattezza, su una mensola erano collocati i maggiori film con De Niro e, in quella adiacente, quelli più importanti con Pacino.

Al che, entrò un altro cliente-avventore e noleggiò un film con De Niro. Perdonatemi, non mi ricordo quale affittò ma invece precisamente rimembro cosa poi successe assurdamente:

Il cliente afferrò la VHS e la consegnò al gestore:

– Ah, stasera, gusterò Prima di mezzanotte col più grande attore del mondo.

– E chi sarebbe il più grande attore del mondo?

– Be’, c’è bisogno di chiederlo? Ovviamente, Bob De Niro.

– Lei ne sarebbe così sicuro? Sa che Prima di mezzanotte è di Martin Brest, regista peraltro di Scent of a Woman?

– Ah sì? Grazie per la preziosa informazione. No, non sapevo che fosse dello stesso regista. Quindi?

– Quindi, lei sa che Pacino vinse il suo primo e unico Oscar quando De Niro, più di dieci anni prima, ne aveva collezionati già due?

– No, non lo sapevo. E con questo?

– Ecco, secondo me è un’ingiustizia assoluta. Poiché è Pacino il più grande attore del mondo!

– Suvvia, non scherziamo. De Niro non si tocca. Lui è l’eterno Al Capone, inoltre, de Gli intoccabili.

– Sì, di Brian De Palma. De Niro, dopo alcune particine abbastanza irrilevanti, divenne amico proprio di De Palma. Ma Pacino fu più grande di De Niro per De Palma. Vorrebbe venirmi, forse, a dire che le sue interpretazioni in Scarface e Carlito’s Way sono paragonabili, tralasciando The Untouchables, a quelle, sì, ottime di De Niro in Ciao America e in Hi, Mom?

Così come, vorrebbe forse obiettare sul fatto inequivocabile che Pacino fu un Mefistofele, ne L’avvocato del diavolo, decisamente una spanna sopra il De Niro/Lucifero, anzi, Louis Cyphre di Angel Heart?

E sa che le sputo ora in faccia? Pacino, in Heat, non vede proprio De Niro. Prendiamo la celeberrima scena del diner.

De Niro si limita a motteggiare qualche frase a capo chino, parlando quasi a monosillabi. Invece, l’incubo raccontato da Pacino è più lungo, più dettagliato, magnificamente recitato.

E sa che le aggiungo, pure? Pacino è sempre stato più figo di De Niro.

– Ma per l’amor di dio! Lei sta bestemmiando! Ora, visto che preferisce Pacino, parafraserò come Frank Slade del profumo di donna… entrerei col lanciafiamme in questo videonoleggio!

Robe da matti. Affermare che Pacino sia più talentuoso di De Niro, oddio, è una blasfemia!

Si vergogni! Vada a confessarsi, per la Madonna di Cristo in croce!

– Invece, io ritengo e ribadisco, impunemente, che sia Pacino il più grande. Che mi rappresentò, per esempio, quell’Oscar come miglior attore non protagonista a De Niro per Il padrino – Parte II?

E l’Oscar come protagonista a Pacino dove lo mettiamo? Fra l’altro, perché premiare come protagonista Marlon Brando per il capostipite, Il padrino, e candidare soltanto come non protagonista il mio Pacino?

Fu lui il protagonista! Questo è nonnismo, cazzo!

Sì, è ingiusto. Così come fu abominevole non dare l’Oscar a Pacino per …e giustizia per tutti!

Pacino, viva Pacino! Abbasso De Niro!

– Guardi, a questo punto, non noleggio più niente da lei.

– Sì, lei è un ammiratore sfegatato di De Niro. Scommetto che le piace persino The Fan. Le vorrei chiedere anche questo. Qual è la sua squadra di Calcio del cuore?

– La Juventus.

– Ecco, lo sapevo. Lei dovrebbe tifare per l’Inter. Lei non capisce un cazzo. Non sa niente di Cinema e di Calcio.

Anzi, ora faccio la sparata alla Al Pacino!

Sua moglie è come la consorte di Nanni Moretti in Aprile.

Al Pacino, in Heatè sempre più bello.

– E sempre più basso!

– Ti sei scopato (a) mia moglie?

– Sì, amo De Niro di Toro scatenato!

– Lei è un cornuto!

 

Sì, stanno accadendo episodi strani nella mia vita. Durante il periodo delle scuole medie, nel mio quartiere spadroneggiava la ragazza dei nostri sogni. Quella inarrivabile, la fantasia erotica idealizzata dai nostri patetici desideri puberali, pre-adolescenziali del cazzo.

Tutti i maschi, appena la vedevano in autobus, impazzivano.

Da poche ore, costei mi ha chiesto l’amicizia su Facebook.

– Sei davvero tu? Come mai mi hai chiesto l’amicizia? Da giovani, parlavamo tutti di te ma tu manco mi conoscevi. Anzi, neppure adesso mi conosci.

– Sì, ma ho appena visto che abbiamo un’amicizia in comune. Guardando le tue foto, devo ammettere che mi piacerebbe esserti amica…

 

Sapete la verità?

Vedendola invece io, in foto, devo esservi sincero.

Non è così figa come si diceva. Chissà che minchia vedemmo di bello in questa qua.

Non è un granché, a darglielo tutto, no, a dirla tutta.

Io sono molto più bello di lei, se vogliamo essere onesti.

Anzi, sapete che vi dico?

Sono pure più bravo di De Niro e Pacino.

Purtroppo, è così.

Insomma, questa mia vita è stata, come dice Pacino in Heatun disastro assoluto.

Così come Pacino di Sfida senza regole, idolatrai De Niro, prendendolo a modello.

Mi dimenticai però di questa qui del quartiere eppur mi feci dei grandissimi film in ogni posizione sul divano.

Poco altro, realisticamente scopando, no, parlando.

Dunque, come Pacino di Righteous Kill, sono veramente stufo di farmelo e riceverlo nello stesso posto da gente che spaccia e chissà per cosa o chi si spacci, da gente che millanta, ruba ma indossa la maschera dell’integerrima dignità falsa, da gente che delinque ma viene premiata, da gente che non sa usare non solo la Lingua italiana ma nemmeno quella che sta in bocca. Questa è tutta gente che fotté la ragazza più amata, per l’appunto, del quartiere. Sì, lei andò con tutti, tranne che con me. Anche perché la colpa fu mia. Me l’avrebbe offerta volentieri ma io scomparii dal mondo. Adesso è troppo tardi. Lei è diventata una zoccola ignorantissima, non sa neppure chi siano De Niro e Pacino. Scambia Pacino per Dustin Hoffman e Dustin Hoffman per Jack Nicholson. Da me, questa qui, lo prenderà solo nel culo. Ah ah.

Sì, vado matto per i b movie. Questi film sporchi, dimenticati, detestati, stroncati, dalla Critica alta inculati, snobbati, fottuti. Io sono il Critico per eccellenza. Impietoso con me stesso. Sì, la mia vita poteva essere un capolavoro ma la recensii malissimo. Devo rivederla…

Quindi, Sfida senza regole è un masterpiece. Così sia scritto, così come quella del quartiere sia (s)fatta e salutatemi sorrata! Comunque sia. Questo 2019 sarà ricordato anche per il grande ritorno di De Niro e Pacino dopo tanti film mediocri. Joker, The Irishman, C’era una volta a… Hollywood.

Per quanto riguarda la ragazza di FB, no, non è così bella come la ricordavo. Ma è sempre bella. Io invece sono meno pazzo di quello che potevo sembrare. Infatti, lo sono di più. Ah ah. Anche se a questa stronzata del pazzo non crede più nessuno, tantomeno io.

Quando mi curo, sono anche un bel ragazzo. Va ammesso, soprattutto a questa va messo, cazzo. Ah ah.

Sì, lei fu solo una leggenda metropolitana. De Niro, Pacino e il sottoscritto siamo leggende viventi.

 

di Stefano Falotico

The Irishman, Joker & Richard Jewell riflettono e fotografano anche i mutamenti sociali nella loro (im)mutabilità

28 Nov

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Anzi, mi correggo. Perlomeno, uso una coniugazione verbale più pertinente: immortalano.

Anzi, nuovamente rivedo il verbo che qui riverbero, correggendolo in sigillano.

È uscito su Netflix, finalmente, The Irishman.

Già si sono sprecate le ridicole idiozie degl’imbarazzanti titolisti italiani, partoriti e, oserei dire, cagati da quella facoltà per fruttivendoli ch’è Scienze delle Comunicazioni, eh sì, ad allestire, per l’appunto, i loro post(i) fissi pseudo-recensori, sull’appena capolavoro succitato di Scorsese.

In un profluvio, putiferio, in una deflagrazione di luoghi comuni a iosa, fioriscono le banalità più logore e stantie delle sciocchezze più reverenziali e vanagloriose…

The Irishman, summa poetica del maestro Scorsese, oppure The Irishman, canto del cigno, silloge lirica di una triste, grigia epoca estinta però forse più colorata, dunque tinta, non però della colorazione delle tinture dei capelli stinti, pigmentati di noir, ah ah, esibita da De Niro, Pacino e Pesci, bensì al massimo liricamente brizzolata, inebriata di cinematografica brezza caldamente appassionante come quest’ode melanconica innalzata a memoria dei posteri e di un antologico poster permeato di fascino cromatico grazie alla stilizzata computer graphics di un grafico pubblicitario che, con la sua accattivante, minimalistica locandina avanguardistica eppur ammantata d’un romantico gusto vintage quasi di natura cubistica, di visione apparentemente piatta eppur prospettica come fosse stata dipinta da Giotto, rivoluzionario, pittorico artista, riesce nella sua efficace potenza visivamente figurativa a cementare i volti dei tre magnifici suoi attori protagonisti eternamente scolpiti nelle nostre memorie eteree da metafisici sognatori delle reiterate rimembranze malinconiche anche da perenni, perpetui combattenti inscalfibili d’una vita forse, per sempre, amaramente pietrificatasi e sconfitta. Finché morte non ci separi, sparite o solo tutti, senz’eccezione alcuna, senza neppure una colazione, un pranzo e un’ultima cena prima dell’estrema unzione, si sparino poiché indubbiamente fate, fanno tutti pena.

The Irishman, il film per cui il critico per antonomasia dei nostri giorn(alist)i postmodernistici, sì, Giulio Sangiorgio, va in brodo di giuggiole e gongola, imbrodandosi nelle sue auto-celebrate, egregie recensioni pregne di parole piene di significa(n)ti, sofisticate, fors’anche sofistiche e solipsistiche disamine più ermeticamente complesse della sua stilografica, più fighe dell’ex ballerina Sabina Stilo, più strutturalmente complicate della steadicam di un incipit memorabile che termina col primo piano d’un De Niro quasi in fase esistenziale assai terminale che monologa, dinanzi a un confessore invisibile, i suoi ricordi, a loro volta collegati al meta-dramedy di tutte le nostre vite da comuni mortali forse mai nell’anima nati.

Sangiorgio, uno che nella sua casa non avrà un solo album dei Negramaro, gruppo neomelodico da lui ripudiato poiché da Giulio ritenuto troppo sempliciotto. O semplicistico?

Sì, Sangiorgio non ama Giuliano Sangiorgi, Giulia è giuliva e lecca le fresche, oleose olive offertele, in modo “meraviglioso”, da suo marito, uno che sognò la luna, cantando con Domenico Modugno ma, ogni domenica sera, dopo aver visto tutti i goal della serie A, va in bagno e piange in maniera inconsolabile.

Il piatto piange e sua moglie gli prepara solo l’insalata senza più condire la salsiccia con qualcosa di piccante e salato, sì, forse è ancora saporito ma quando fu l’ultima volta che fu inumidito di saliva, no, solo salito?

Ah, questo lagnoso marito ammainatosi che pateticamente, nonostante sia sfinito e la sua vita realisticamente sia decisamente finita, considera la sua esistenza qualcosa di unico e prezioso, perciò la magnifica, malgrado sia stata solamente, aridamente contemplativa e lontana dal capolavoro assai bello e paradisiaco del leopardiano L’nfinito…

Sapendo che non sarà mai un pazzo geniale come Modigliani. E che forse non riuscì a scopare la ragazza che, ai tempi di Ragioneria, lui sopravvalutò come fece Fantozzi, idealizzando la racchia signorina Silvani.

Invero, il sogno erotico di tale marito già della vita disamoratosi e totalmente amareggiato, sì, faceva di cognome Caligliani ma lui non se la fece davvero mai e ora beve il Giuliani, rancoroso come Ferrara Giuliano e facendo promemoria dei suoi fottuti anni con un solo ano all’attivo, probabilmente manco questo, e uno slancio emotivo completamente andato a puttane. Le quali, però, gli rifiutano puntualmente rapporti che vadano oltre un insoddisfacente “esame” orale…

Lui non vuole sentire ragioni e urla a tutti… mah, per piacere, andate a cagare!

Poiché diligentemente si attenne rigidamente ai dettami impostigli dalla società dura e fascista e, da impiegato statale piegatosene, non riuscì a fregarsene ma soprattutto a fottersene. Ebbe solo sua moglie, l’abbonamento a Netflix, oltre che a Sky, ma s’identifica con Frank Sheeran/The Irishman, in quanto, pur di non ammettere le sue limitatezze, preferisce credere che abbia fatto le scelte giuste da uomo strenuamente, intimamente menzognero della sua anima più vera, dunque un imperdonabile ballista che comunque, lavorando in comune e/o a cott(im)o, nel bene o nel male, tirò a campare come cazzo gli pare, non volò e (non) così volle ma tant’è che in questo mo(n)do andarono le cos(c)e di minimo sindacale al fine di avere un reddito salariato ma forse un castrato godimento da semi-handicappato dall’umore sereno-variabile.

Senza più cartucce, invidia i giovani carucci e succhia tutto il suo rancido retrogusto, tirandosela… da pensatore-tuttologo onanista che piglia per il culo chi crede alle filosofie olistiche, alla Fisica quantistica ma soprattutto ancora non capì che bisogna gridare tutti in cor(p)o, sputtanandosi senza vergogna assoluta, viva la figa!

Ritratto della mediocrità dell’italiano che va per la maggiore e s’eccita dinanzi alle maggiorate, genuflettendosi però, remissivamente, dirimpetto al Presidente del Con(s)iglio in pectore e al caporale che ragiona da ignorante universale, visse sempre da ratto ma giammai rinnegherà la topaia del suo scantinato ove conduce le più pelose tope, dette altresì zoccole frust(r)ate, cioè le conduttrici televisive scartate ai provini da qualche volpone provetto, per far di notte imponente, più che altro impotente baldoria con tanto di botte e moglie molto suora, a lui non più suina ma castigatasi supina dinanzi alla vita misera, rimasta sola in sala tutta soletta con le suolette però ubriaca coi programmi di varietà di Rai 1, la tv di regime che v’inculò dapprincipio, adattandovi a una visione mainstreaming che non è il flusso audio/video di Netflix ma il canale di scolo del merdaio catodico più retrivo, politicamente (s)corretto e conformemente allineato al pensiero ipocrita di massa.

The Irishman, fluida pellicola di amici/nemici, d’italiani a New York ficcatisi a Little Italy, di regole d’onore come quelle di chi ci governa, d’idioti bigotti, di conservatori ottusi e sordi assurdi, una pellicola dominata da una casta invero non proprio castissima retta da vetusti valori senz’alcun valore, film di uomini con le palle che si raccontano balle, di machi maschilisti uno peggiore dell’altro.

Sì, a parte forse Basic Instinct, ove la protagonista è comunque bisex ed è una donna per cui andarono matti gli uomini, incarnata infatti da Sharon Stone, in questo film porca come poche, sono pochissimi i film sui seriak killer donne. Se una donna ammazza il marito, i vicini di casa le danno della troia. Oppure, peggio, affermano che non la conoscevano. Se un uomo, invece, ammazza una donna, si trova la scusante che lei impunemente lo tradiva scandalosamente, che lui aveva perso il lavoro ed era depresso, profondamente.

Insomma, The Irishman è un film classico su un gruppo tribale-sociale di piccoli e grandi criminali, uno Scorsese che, dalle sue tematiche più abusate, non sa forse rinnovarsi ma sa comunque come riuscire, grandiosamente, a farsi giustamente idolatrare.

Joker, un film troppo coraggioso nello sbandierare la verità di questa sporca società, quindi accusato dai perbenisti di essere retorico, qualunquistico, addirittura didascalico e populistico.

Infine, arriva di nuovo con furore, Clint Eastwood. E dice, con classe, con la sua impeccabile eleganza, che il sistema non è sbagliato ma non è neanche giusto.

Quindi, alla prossima cafonata e porcata, ogni Joe Gallo è avvertito. Io vivo come desidero. Uomini e donne, siete avvisati e mezzi salvati. Altrimenti, poi non piangete di rimpianti.  Perché sarà troppo tardi.

Anche per me. Poiché, alla prossima “sparata”, m’arresteranno. Ah ah. Donna, servimi la tua gallina, uomo, vuoi farmi nero? Bene, siediti vicino a me, accomodati.

I neri sono più dotati. Ah ah.

Firmato da un uomo “pericoloso, instabile, nevrotico, demente, iper-permaloso, fancazzista acido e timoroso, timido e piccolo” che non rinnega di non lavorare dietro una maschera felice e senza lacrime umane pur di farsi, stupidamente e bonariamente, amare e leccare da un mondo freddo come The Irishman e il suo sacrosanto, devastante finale.

Un uomo che non vale un cazzo, un incapace mai visto, un inetto, una merda, un abominio, un obbrobrio, un uomo ignominioso e pazzo che tutti spaccherebbero in mille pezzi soltanto con un mignolo, un uomo che ancora indossa il pigiamino, un nanetto tanto carino e tanto, sinceramente, stronzino. Sì, come no? Ma per l’amor di dio, figliuoli, mi sa che prendeste una cantonata incredibile.

D’altronde, io non ebbi mai dubbi che foste scemi. Voi invece foste sicuri che il cretino lo fossi io. Ho detto tutto.

A parte le goliardate, le tavole imbandite, i banditi e quelli messi al rogo, bando alle ciance.

L’Italia è un Paese mafioso ove tutti magnano i loro ego su pallori uguali alle mozzarelle BelGioioso, aspettando le vacanze, dopo una vita di emozioni sincere assai vacanti, per abbronzarsi dopo mesi passati in palestra a rassodarsi le panze piene al fine di diventare come quello di Riace, sì, il bronzo.

Il mio vicino di casa vuole l’olio di Ricino, sua moglie desidera andare a Riccione ma ha i capelli lisci e, in mezzo alle gambe, è rasata. Lo so perché pelai la sua patata bollente nonostante, nei preliminari, mi considerò Massimo Ranieri.

In Italia, se una bella donna mostra le sue forme, le replicano con la solita gif di Renato Pozzetto, eh, la Madonna!

Scrivendole anche… ma chi credi di essere? L’Edwige Fenech dei bei tempi? In verità ti dico che sei migliore. Te lo dice ER MEGLIO!

Fra poco uscirà il nuovo film di Checco Zalone, un altro ragazzo sarò preso per il culo a sangue poiché considerato dagli idioti un coglione, un bamboccione e, dopo avergli sbattuto mille torti e torte in faccia, i malfattori andranno a mangiarsi un bombolone, esaltandosi nel buonismo se una donna, su Facebook, metterà loro un Like sotto la loro foto al ristorante da buone forchette coi maccheroni.

Che minchioni.

No, non dico che bisogna ribellarsi come Vito Andolini, ovvero Bob De Niro del secondo capitolo del Padrino. Ma ora sono piuttosto indurito nonostante ami le tenerezze e le morbide carezze.

Sì, nessuno forse ancor m’incula ma adoro coccolarmi, scopandomi da solo, di seghe mentali e non.

Se per te è un problema, chiama Rocco Siffredi e fatti assumere nella sua casa di produzione, mio uomo che ti vanti d’essere produttivo.

No, non voglio io riprodurmi.

Ne verrebbe fuori un altro genius maledetto. Non voglio che mio figlio soffra a causa della vostra piccola borghesia irredimibile.

Sì, guarda quella. Donna chiesastica che impazzisce ancora per John Lennon ma contro i giovinastri usa la svastica e, godendo da sadica del suo cannibalistico mangiarino, se la mastica quando invero vi dico che Mick Jagger, nonostante la sua età, la sveglierebbe dai suoi moralismi e dalla sua retorica del cazzo.

E quell’altro? Chi minchia crede di essere? Passò tutto il pomeriggio a dissertare sulla scena in flashback di The Irishman in cui De Niro ammazza i due soldati che da soli si scavarono la fossa.

Che fesso. Disse che questa è la scena peggiore di Scorsese. E l’analizzò di screenshot, fotogramma per fotogramma.

Sì, appartiene al Circolo Pickwick degli intellettuali che si fanno i pompini a vicenda. Leccandosi in complimenti ruffiani più di Harvey Keitel di Taxi Driver.

E quell’esaltato bimbetto che, a quindici anni, afferma di essere il nuovo Orson Welles? Ma fategli leggere Il signore delle mosche e sbattetelo poi nel film Planet of the Apes.

Per non parlare di quello che impazzisce per Essi vivono solo perché vorrebbe la Ferrari ma sostiene che sia “sexy” la sua Cinquecento.

Invece, il professore del DAMS, accademico altezzoso, brindò al goal di Dybala contro l’Atletico Madrid ma gli servirei io una punizione imprendibile sotto l’incrocio dei suoi peli.

Sono un uomo che ha dignità. Sì, ogni sera vado al bar. Fotografo il fondoschiena della cameriera e lei lo sa.

Come fa a saperlo?

Mi manda a quel paese e chiama il suo ragazzo affinché me le suoni:

Adesso che mi dici, signor bulletto? Una cosa me la devi dire.

Sì, te la dico. Vaffanculo a mamm’t!

 

Partì una rissa indicibile. Questo qui è partito, lo sanno pure i vecchietti che, vicino al camino, giocano a carte in questa partita che è la vita.

Mentre tutti se le danno, io ne prendo tante…

Tutti vogliono sapere il mio segreto.

Ma io, come Nessun dorma -Turandot di Giacomo Puccini, so solo che domattina berrò un altro cappuccino.

No, non vincerò ma me ne fotto.

Se non vi piace, chiamate il prete e reciterò con voi il Rosario. Rosaria non è Santa Maria e così sia.

 

di Stefano Falotico

È vero, domani uscirà The Irishman ma Terminator 2: Judgment Day è un capolavoro senza tempo, un’elegia malinconica, metafisica e super figa sul John Connor che sono io, ah ah

26 Nov

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Sì, sino a due anni fa, Linda Hamilton di Terminator 2, eh già, mi faceva un baffo.

Lei, considerata erroneamente pazza, ovvero sofferente di deliri paranoici, appare nell’incipit perfettamente palestrata, forse anche lì depilata, internata come Sam Neill de Il seme della follia poiché, in una società miope, lei già vide, anzi il futuro previde.

Sì, donna provvidente, sbattuta ingiustamente in quel posto di dementi a causa di una frettolosa, sociale previdenza, mannaggia alla Provvidenza, povera, sensibile donna dotata indubbiamente di un’iper-coscienza oltre la media e, peraltro, di un paio di gambe neanche tanto malvagie, capaci di bruciare ogni robot-androide freddo come il T-1000, ardendolo col carisma possente del suo sguardo lucente.

Sì, cari bambolotti, era onestamente una bella bambolina. Una che sapeva come stendere non solo i panni, sporchi e non, bensì anche un duro come Schwarzenegger. Uomo culturista ma senza molto cultura eppure ex governatore, un attore pasticcione, cioè capace di non saper recitare neppure la letterina per Babbo Natale ma riuscir a essere al contempo mitico, oserei dire mitologico grazie al fascino da dinosauro, per l’appunto da invincibile Mister Universo divenuto amico intimo di James Cameron e di Paul Verhoeven. Un uomo poco tenero che, però, a mio avviso accetterebbe il succoso pasticcino offertogli da Linda, donna che usò esplosivi e poteva donare, all’epoca, notti infuocate da giochi d’adulti pirotecnici, mettendo forse il “cornetto alla crema” al suo ex di allora. Ovvero, proprio James Cameron, esattamente.

Poi James la tradì con Kathryn Bigelow e furono Strange Days per Linda. La quale, non avendo più James e la sua quaglia, nel suo cervello un cazzo quagliò e forse, per elaborare il lutto di tale perdita sentimentale, soprattutto patrimoniale, considerato che James era già uno dei registi più ricchi del mondo, di lui non si disamorò ma da lui fu comunque disarmata.

Finì in mutande, psicologicamente, come nell’inizio di Terminator 2.

Bestemmiando a più non posso e probabilmente, dentro la cella del manicomio, cantando Ancora di Eduardo De Crescenzo… perché io da quella sera non ho fatto più l’amore senza te e non me ne frega niente senza te.

Sì, era una donna piuttosto piatta in quanto a tette ma, nostro indimenticabile, James, perché la facesti a fette? In quella clinica, davano da mangiare solo quelle biscottate.

Cosicché lei, per te impazzita e non più strapazzata, non seppe più se un giorno sarebbe riuscita a cucinare anche solamente una frittata.

Nella sua cella, però, c’era il televisore. A volte, a tarda notte, cioè quando non riusciva a dormire poiché troppo vogliosa di te, su Rai 1 ridavano le repliche dei vecchi soliloqui, col caffè amaro in mano, di un altro Eduardo, maestro del prenderla come viene… vale a dire con filosofia. Il De Filippo. Grande uomo, mica Uomini e donne da Maria De Filippi. Ah ah.

Sì, la Bigelow forse era più colta di Linda, si sarà laureata, mettiamo pure, con una tesi su Ercole a New York. Ma vuoi mettere la sua (ri)cotta?

James, James costringesti Linda ad obbligarsi a un deciso e decisivo Atto di forza. Mica pugnette. Lei dovette reagire con polso e non masturbarsi più di patetici, lamentosi monologhi della vagina…

Fu donna con le palle, cazzuta, cazzo!

Spaccò tutto!

Sì, James carissimo, so che delle sue vertiginose gonne con gli spacchi, andavi matto.

Ma l’abbandonasti per una che non ti diede mai il vero Point Break. Quel “punto di rottura”, anche fisico e carnale, di quando a poppa e a prua, con te dentro la sua prugna, tu e Linda eravate follemente innamorati l’uno dell’altro/a come DiCaprio e Kate Winslet di Titanic.

Sì, altro che Sharon Stone di Basic Instinct. Lei sapeva come tritarti il ghiaccio e leccarti il ghiacciolo, mio uomo cerebrale, senza neanche mostrartela, accavallando le gambe così stupendamente impudica e scevra di biancheria intima. Ti scioglievi come un iceberg appena delicatamente, al buio, lei dirimpetto a te si spogliava come Jamie Lee Curtis di True Lies. Rimanendo però in slip e ammiccandoti, pregustando il tuo Calippo.

Sì, anche se non era nuda integralmente, non dandoti a vedere la topa, tu eri già al top così come quando, sovreccitato, vincesti l’Oscar, urlando di piacere come un assatanato.

A parte gli scherzi, James, sei uno stronzo nato. Ma lei, eh sì, non era ieri nata, non rimase ammainata anche se, dobbiamo ammettere che, senza di te, la sua carriera andò molto a puttane.

Si era accartocciata, diciamo, inacidita, un po’ inaridita e non più lì bagnata…

Invece, passiamo ora al nostro Edward Furlong.

Sì, io fui come Ed, sempre sino a qualche tempo fa. Un uomo putrefatto, oserei dire sfatto, tumefatto.

Sebbene, a differenza di Edward, mai mi feci e manco tante me ne feci.

Sì, Edward e voi ve la/e faceste sotto. Io no. Me la dormii di brutto. Ah ah.

Linda, una delle più grandi eroine del Cinema di tutti i tempi con un Edward Furlong che, prima di tirare di cocaina, era un bel ragazzo, davvero.

Che peccato. Che tragedia incommensurabile.

Ma voglio spronare ogni Ed e ogni Linda a non mollare.

In questa società robotica, anaffettiva, asettica come le pareti di un manicomio, dobbiamo vivere di resilienze in modo falotico…

Poiché io, capo della Resistenza, riuscii ad ardere ogni villain figlio di troia come Robert Patrick.

Quindi, se ce la feci io, anche voi non dovete ridurvi come delle merde, cioè come delle feci, appunto.

Io ricordo tutto. Ricordo che la mia professoressa d’Inglese delle scuole medie si chiamava Fontana e non poche volte, prima di fare i compiti, zampillai su di lei con gioia…

Insomma, qui nessuno di me capì un cazzo. Soprattutto io…

Ah ah.

Sì, voglio lasciarvi con una battuta di Gigi Proietti.

– Signora, a me mi piace.

– Bell’uomo, non si dice a me mi piace.

Domani uscirà The Irishman. Questo è il Cinema, signore e signori. Saperci riportare indietro nel tempo.

D’altronde, James Cameron disse a Scorsese: – Hugo Cabret non è un film per bambini. È un capolavoro!

 

di Stefano Falotico

 

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L’ufficiale e la spia, fa bene Polanski a sputtanare il sistema

25 Nov

garrel accuse

Introduzione: spero che venga colta l’ironia che sta dietro molti miei scritti. Da considerarsi flamboyant, cioè goliardicamente giocosi eppur veritieri di una realtà menzognera che si cela dietro false apparenze e istituzioni ove lo status quo è andato a farsi fottere da un bel po’, ohibò. Oh oh.

Orbene, figlioli, donne saccenti ma invero dementi, uomini saggi eppur inconsapevoli di essere solamente dei tonti, L’ufficiale e la spia è un grande film. Capolavoro, no, ma vi va vicino. Così come io avvicinerei non poco la moglie di Roman, Emmanuelle Seigner. Donna da luna di fiele a cui offrire una canzone romantica della stazione radio Lattemiele e anche di Pane Burro Marmellata ove passano sempre dei pezzi da “strappa-mutande” per baci alla francese come quelli fra Louis Garrel e Laetitia Casta.

Qui, ci sta la prima freddura falotichesca.

Passeggio per strada con aria sconsolata. Al che, avvisto una bellissima ragazza, anche se un po’ magra. Questa qua deve mangiare solo insalata. Cerco d’insaporirla subito, dandole migliori cibarie più proteiche e vitaminiche poiché, sebbene sia ben palestrata e coi piatti addominali da tartaruga, a forza di ficcarsi in bocca solo la lattuga, non conosce più la carne arrostita d’una deliziosa salsiccia al sugo…

– Ciao, ti piace fare all’amore?

– Ma come ti permetti? La prima domanda che mi fai è quella? Comunque, no, sono casta. Quindi, tu mi hai avvistato e sei arrivato subito alle conclusioni…

Mah, di mio, in realtà pensai solo… che sei castana. E, visto che siamo a novembre, forse dovresti leccarti delle caldarroste, dette anche castagne.

Comicità grottesca: è una vita che ti aspetto, dolce signora… della morte, sì, intanto attendo invano la morte sul divano, aspettando che escano altri godibili film malinconici

Rosemary’s Baby è risorto, andiamo di J’accuse e tutti quanti di nuovo in tribunale!

Tutti a raccolta, miei prodi. Voglio una baraonda con la folla che, in preda a un giustizialismo atroce, inneggi alla libertà. Basta con gli esili, con gli asili, con gli asini.

Ecco la persecuzione necessaria, tremenda, quella che v’andaste a cercare! Bifolchi, stallieri, stalloni, finti cavalieri.

È giunta l’ora che la tragedia sia risarcita, che ogni ammenda sia pagata e che anche colui che, vicino al semaforo, mendica, riceva l’assistenza pubblica di un medico.

Dov’è finito lo Stato? Dobbiamo subito costituire un nuovo statuto. Ora, scusate, permettetemi uno starnuto. Anzi, datemi anche della Sambuca.

Io nacqui a Bologna e sui suoi colli v’è la basilica di San Luca. Tu invece, donna sicula, suca…

Nacque il figlio del demonio e, appena partorito dall’utero, urlò:

– Basta, uccidetemi subito. Questa vita sarà solo un inferno!

 

Sì, da tempo immemorabile, la mia vita è distrutta dai miei demoni interiori. Pullulano, a volte cazzeggiano e si distraggono. Mi lasciano per un po’ in pace poiché vanno al bar a giocare a carte ma poi, dopo essersi svaccati anche con qualche prostituta raccattata nella bettola lì a fianco, rincasano e perseverano a darmi il tormento. Esistenziale ma soprattutto esiziale.

E non vi sarà mai cura cicatriziale! Basta coi punti di sutura. Basta, sono solo una fregatura. Tanto la pelle e le palle non torneranno come prima.

Basta anche con Scienze delle Comunicazioni, dell’Educazione e della Formazione. Bisogna, quanto prima, istituire Scienze della Fornicazione.

Convergenza di tutte queste materie. Basta con queste istituzioni della minchia che provocano solo ottundimento. Dobbiamo protenderlo con ardimento.

Sì, l’uomo primitivo divenne Neanderthal. Quindi, cominciò a comunicare. Unicamente per far capire a una donna che era più elegante se prima dell’atto sessuale, eh sì, le si poneva da distinto gentiluomo.

Tanto, l’istinto è quel che conta da che mondo è mondo.

La psichiatria è pornografica. Se uno è un diverso, ti sedano o ti castrano, ti lobotomizzano o ti fanno credere che la vita è bella anche se non sei, come gli altri, cioè un maiale, miei porcelli. Gli psichiatri vogliono non solo la parcella. Fidatevi, donne che usate il fazzoletto.

Appunto! Dov’è finito il carabiniere appuntato? Prenda appunti.

Il demone sotto la pelle di Cronenberg, Diavolo in corpo e La visione del Sabba del Bellocchio sono stronzate. Ah ah.

I demoni di Dostoevskij…

Sono nefasti, io sono Faust di Goethe in mezzo a questi spiriti interiori che, dalle viscere del mio fegato amaro, estemporaneamente risanato, ribollono feroci per farmi incazzare in maniera ancora più profonda e irosa. È tutto un brivido caldo e corporeo, un ludibrio.

Al che, adocchio una donna molto succulenta e seducente dal fascino diabolico. Vorrei esserle adiacente, ficcante e bollente, dunque me la faccio, no, le faccio un’avance piccante che la bruci subito, inventandomi qualche diavoleria affinché me lo succhi al dente.

Lei è angelicata, pura, stupenda, pudica e forse anche vergine come Beatrice, invero una fottuta meretrice. Al che, i demoni infingardi, consiglieri fraudolenti da Divina Commedia della mia (in)coscienza, mi traviano, fregandomi quello che poteva essere uno scottante orgasmo anche in mansarda. Inducendomi a dirle che, dopo aver mangiato un pecorino sardo, vorrei metterla a pecora col formaggio:

Vade retro, Satana. Sì, sei una donna che mi sta inducendo in tentazione malsana ma, nonostante tu sia una figa bona, ho una magnifica reputazione da Gesù Cristo da mantenere intatta e savia. E tu, Maddalena del cazzo, sarai crocifissa e non ascenderai in paradiso di nessuna comunione dei nostri corpi.

La tua bellezza è celestiale, sei una dea dell’olimpo ma io sono Michelangelo e non avrai la mia Cappella Sistina.

Anzi, che tu sia eternamente maledetta. E che tu arda, strega mentecatta, squagliandoti come una megera medioevale. Sì, con te sarò oscurantista e bestiale. Devo dimenticarti quanto prima e dunque obliarti. Mi stavi la mente obnubilando, donna dai piedi caprini. Amasti, da quel che so, non solo Leonardo DiCaprio ma anche tutti gli altri biondini, compreso il mio vicino di casa, l’anziano signor Cecchini. Te la facesti perfino coi bovini e con quel ragazzo così giovane che è quasi un bambino.

Sì, volli inizialmente oliartelo affinché, tu sciolta a me, potessi slegarmi da ogni inibizione asfissiante. Pur di averti, mi svenai, quasi venni… al dunque e tu quasi cedesti, accettando il mio appuntamento al buio malgrado tu mal cenasti e il mio dolce ti sarebbe risultato indigesto. Tu, bastarda che mastichi anche quelli di Asti.

Ma volesti sorbirti lo stesso il mio sorbetto, cara la mia mignotta che è grossa di tetta ma, in quanto a cervello, non vale un etto… di salame. Inetta.

Sì, eri dolcissima come Cristina D’Avena e i miei corpi cavernosi s’ingrossarono subito di vene così infermabili che avrei dovuto esserti davvero venale, avrei peccato di venialità ma chiamarono solo il pronto soccorso per prelevarmi i globuli rossi d’eccesso a causa d’una esagerata, arrossata virilità che sfogai nel cesso.

Questa è la verità. Adesso, pur non avendo fatto sesso io con te, sebbene quasi mi provocasti un infarto, col mio sangue in sovrappiù, stanno praticando la trasfusione a una donna che partorì per artificiale inseminazione e, da allora, si sente in colpa per aver messo al mondo un figlio di nessuno. Un povero cristo.

Questa qui ora crede di essere pure, sì, la Madonna. Sì, mi avresti soltanto trascinato nella notte nera e, lupa, avresti divorato la mia immacolatezza più linda, fottendomi l’anima da poeta con far maligno e lurida lingua. Sì, desiderai incularti in maniera sanguigna ma poi riflettei e preferii andare in cucina e prepararmi una gramigna. Pene d’amore non mi merito, pensai. E così sia scritto. Così tu sia fatta da altri. Non isperate mai veder lo cielo, uomini come me d’inviolabile uccello, traghettatori alla Caronte delle anime perdute di tali peccatrici invereconde ché vogliono solo l’anaconda, non insabbiatevi in queste viscide che si pareranno dinanzi a voi come la Gioconda ma sono malafemmine oramai annegate nella perdizione irredimibile dei loro mefistofelici inganni a noi sporcamente orditi con ipocrisia lorda. Poiché, dopo che c’avranno fottuto, alzeranno a noi il medio dito e quindi domani sarà un’altra giornata soltanto di lavoro duro. Tutto oramai è perduto, questa vita ci trombò in modo dogmatico e assoluto.

Ma continuo a vivere come cazzo voglio io senza rotture di palle. Senza Chiesa e chicchessia, abbasso la borghesia. Se mi va, anche se non tanto va, faccio il dissoluto. Tu, non pensare a me, pensa alla salute. Fottetevi, io me ne fotto.

Invero, quando concepii e cagai questo scritto, scoreggiai e ne venne una stronzata.

Tanto, anche se non mi fossi spremuto le tempie, per lo sforzo, sarebbe uscito solo il mal di pancia.

Sì, conobbi una e scopammo.

Ma lei, dopo un po’, s’accorse che preferivo guardare i porno.

Da allora, rimase traumatizzata.

Sì, nessuno psichiatra riuscì a curarla, forse però ce la fece a incularla.

– Non ti preoccupare, non è morto nessuno.

– Dio è morto.

 

La caduta degli dei e andate tutti a fare in culo. Compreso te, babbeo. Vai messo nel loculo.

Uno mi scrive che dovrei fare l’impiegato comunale e da me riceve solo pugni allo stomaco in modo fenomenale. Gli spacco pure le mani e gli rompo il cranio.

Così, anziché dare le regole agli altri, non potrà neanche scrivermi porcate dietro una tastiera.

Ufficiale e gentiluomo?

Ma per l’amor di dio. Le donne non valgono un cazzo, gli uomini oramai sono delle donnette e son stufo delle mezze calzette.

Finale col botto e con le botte: sono Augusto Aguilera di Too Old to Die Young, detto il Principe!

Macellazione totale.

 

di Stefano Falotico

Genius-Pop

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