Ben Affleck è stato, checché se ne dica, un bel Batman, tornare a vincere? Mah, ho i miei dubbi, basti vedere Van Damme coi suoi tutorial della m… a

25 Apr

 

Sì, Ben è un bravo guaglione e Tornare a vincere non è certamente un filmone ma neppure un filmetto.

Mentre le nonne insegnano alle giovani l’uncinetto, nella mia casa, pur non avendo un cucinotto, fui spesso Capitan Uncino. Cioè, mangiai poco, divenendo troppo presto adulto, forse solo anoressico e molto depresso. Cosicché non volli avere donne come Lorella Cuccarini, la più amata dagli italiani, non so però se da suo marito, oppure Maria Grazia Cucinotta. Vedo, per esempio, il povero Luca Zingaretti, ovvero Il commissario Montalbano, il quale inserisce foto su Instagram assieme a sua moglie, vale a dire Luisa Ranieri. Una che possiede un seno vellutato come la pesca ma recita peggio di Van Damme col fisico a pera. Cioè, Van Damme, se non avesse avuto il cosiddetto physique du rôle, avrebbe passato le sue giornate a vendere mele al mercato ortofrutticolo.

Eh sì, la testa di Van Damme non fiorisce certamente d’idee succose. Senza i suoi pettorali e i suoi addominali scolpiti, Van Damme avrebbe passato le serate a pestare l’uva. Sì, pura vendemmia da agricoltore. Un uomo vinaio, sì, che in una vigna, avvinazzato marcio e cioè ubriaco-alcolizzato, avrebbe poetizzato la mancanza di vulve, mangiando una banana come una scimmia, addolcendosi nel cantare al tramonto le peggiori canzoni dolciastre di Avril Lavigne. Invece, Jean-Claude può vantare un carnaio, no, carnet di donne sue amanti veramente rassodate… Mah, donne di malaffare, diciamocela, donne che fanno cagare. Da detergere nel bidet, da non invitare mai in un elegante bistrot al fine di non rimediare figure di merda. Donne che fanno venire i marroni glassati. Donne adatte solo ai gasati. Invece, io sono troppo dolce come un profiterole per le teste montate di questi e queste qua, amanti della panna anche sulla pasta più asciutta del loro cervello vuoto come una zucca.

Jean-Claude, però, a queste donne indigeste bagnò il biscotto nel latte, inzuppandolo con movimento pelvico da Double Impact. Per limonate a mo’ di preliminari in forma di antipasto e poi trombate, in ogni sen(s)o, servendole poi il benservito. Ah, che uomo da digestivo. Piuttosto che andare con queste sue ex compagne, sì, veramente mi darei alla campagna. Piuttosto che ingropparmi una di queste qui, strafatte non solo di anabolizzanti, berrei notte e dì soltanto della grappa.

Van Damme la dovrebbe finire di fare il bellimbusto. È patetico. Lo sanno tutti che fu “incidentato”, infartuato. Ma adesso dichiara che, con estrema flessibilità, ancora cammina a schiena dritta ed è sempre rizzo, no, un dritto, mica un loser da strapazzo. Mah, a me sembra solamente ridottosi come Big Jim su viso consumato da pornoattore del cazzo. Ma sì, la dovremmo finire con quest’esasperante edonismo glorificato da tali uomini muscolosi e da tali donne odiose. Nella Festa della Liberazione, mi alzai all’alba, cantando al sonar del gallo. Affacciandomi alla finestra, notai che, nel palazzo di fronte al mio, abita ancora la mia ex amica delle scuole medie, di cognome Galli. Ah, miei poveri polli, il Falò è uomo erudito che ai bifolchi punta il dito, è uomo dotto che ancora nel cuore non s’è rotto. E, fra video-recensioni sputtananti registi che meriterebbero la gogna come Zack Snyder, il quale in Batman v Superman non mostrò a noi nemmeno Amy Adams con la minigonna, ciambelle che non riescono col buco e persone che non riescono a fare nulla, se non bucarsi e ciucciarsi la Nutella, il Falò passeggia con disinvoltura in mezzo a un mondo pieno di fregature.

Poiché il Falò ama la marmellata ma non le riprese di Snyder, “smarmellate”, disserta di Cinema con fare sofisticato, dunque lecca un’altra confettura alla faccia di ogni strega cattiva che volle fotterlo, rifilandogli una fattura. Dopo tante catture, sfortune, dopo tanti iettatori, il Falò rimane il più grande attore del mondo. Poiché la sua fu Una storia vera e potrebbe, a novant’anni, essere più bravo di Richard Farnsworth col trattore. Basta con le trattorie, con le troie, con le fattorie e con le zie maialine.

Basta sinceramente tutto. Coi film action, con quelli retorici, coi finti dolori e coi falsi amori.tornare a vincere Jean+Claude+Van+Damme+Malcolm+Turnbull+Delivers+fiQ2p9rZlu7l

di Stefano Falotico

Contro ogni hater

24 Apr

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Ecco una sfilza di commenti da me ricevuti da costui, opportunamente segnalato alle autorità competenti.

Il grande ritorno di Ben Affleck con Tornare a vincere: i finali più esaltanti e vincenti del Cinema e della vita

24 Apr

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Ecco qui una serie di clip tratte da film più o meno belli che comunque, a prescindere dalla loro alta o bassa qualità cinematografica, esaltano.

E poi diciamocela… Ben Affleck è un ottimo attore ed è molto bello.

Secondo me, fu un Batman che ebbe il suo perché. Eccome.

Prima i filmati. Poi il mio pezzo su Ben. Comparso su Daruma View Cinema.

Ricordate: nella vita, ci vuole Pop-Eye. Braccio di ferro? No, Over the Top.Ben+Affleck+Premiere+Warner+Bros+Pictures+hBPB4d_njBgl

Ebbene, si torna a parlare di Ben Affleck. Attore assai contestato, bistrattato spesso e volentieri dai cosiddetti cinefili puri che, indefessi, malgrado Ben negli ultimi dieci anni abbia dato ampia dimostrazione della sua caratura attoriale, cimentandosi peraltro alla regia in maniera sempre più proficua e qualitativamente corposa, continuano ostinatamente e ottusamente a identificarlo solamente come un imbambolato sex symbol un po’ robotico e inespressivo. Perseverando a sottostimarlo con estrema acrimonia ed elargendogli, potremmo dire ironicamente, soltanto strafottente disprezzo oppure, ancora peggio, trascurandolo cinematograficamente con enorme, sadica ferocia, con ingrata, lapidaria indifferenza impietosa.

L’ultimo film con Ben Affleck, Tornare a vincere (The Way Back), è stato favorevolmente accolto dalla Critica ed è attualmente disponibile sulla piattaforma Chili.

Per l’occasione, Affleck è tornato a lavorare con Gavin O’Connor che robustamente già lo aveva diretto in The Accountant.

Nonostante le critiche lusinghiere, tributate anche alla sua recitazione, apparsa ai critici come decisamente matura, Affleck non è, come già sopra scrittovi, riuscito ancora oggi ad emanciparsi dalla crudele patente affibbiatagli, molti anni or sono, della sensuale icona virile leggermente patetica.

Nel 2017, la sua incarnazione dell’uomo pipistrello Bruce Wayne, in Batman v Superman: Dawn of Justice di Zack Snyder, è stata difatti sonoramente stroncata e ridicolizzata pressoché da chiunque.

Tanto da indurre Matt Reeves a optare per Robert Pattinson per il suo prossimo The Batman.

Per non parlare, ovviamente, del “suo” disastroso Daredevil per la regia di Mark Steven Johnson.

Insomma, il bel Affleck non riesce, a dispetto del sempre maggiore, crescente suo impegno profuso anche in veste di sceneggiatore, assolutamente a convincere quasi nessuno di essere, invero, molto cresciuto sotto ogni punto di vista.

Ma è così, alla fin fine, così indecente, inguardabile e brutto il suo Batman ed è altresì vero che Affleck sia poco dotato a livello recitativo e artistico?

In questo scritto, attraverso un veloce promemoria, analizzando brevemente il suo excursus filmografico, soffermandoci sui titoli salienti della sua carriera, tenteremo di sfatare quest’ingiusta etichetta per cui, a nostro avviso, Affleck è stato eternamente marchiato in maniera troppo frettolosa e superficiale.

Questo ragazzone, classe ‘72, nato il 15 Agosto a Berkeley in California, il cui vero, completo nome all’anagrafe è l’irricordabile e impronunciabile Benjamin Géza Affleck-Boldt, diplomatosi lodevolmente alla Cambridge Rindge and Latin High School, dopo molte particine e comparse in pellicole più o meno importanti, si fa notare con Generazione X del suo amico Kevin Smith.

Vincendo l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale assieme al suo inseparabile Matt Damon, con Will Hunting – Genio ribelle.

Ecco però che, dopo il trionfo per il film di Gus Van Sant, Ben non ne azzecca, come si suol dire, quasi nessuna.

Arriva Shakespeare in Love, Affleck si fidanza con la sua protagonista, Gwyneth Paltrow, ma poi sprofonda nella mediocrità e s’impantana alla faccia d’ogni seria dignità.

Affogando fra polpettoni tragicomici come il teutonico, pacchiano e tristemente roboante Armageddon di Michael Bay, interpretando il buon Trappola criminale di John Frankenheimer, flop però a livello commerciale, perdendosi fra un’altra sua celeberrima ex, la formosa, caliente Jennifer Lopez, la quale non poco lo ha distratto artisticamente e fuorviato. Sì, J. Lo con cui girerà gli scialbi Amore estremo e Jersey Girl, perdendone la testa e giocandosi pure la credibilità. Sposando quindi, da bravo family man, Jennifer Garner, recitando senza successo in Paycheck di John Woo, districandosi alla bell’è meglio in State of Play e vincendo addirittura sorprendentemente la Coppa Volpi per Hollywoodland. Film però, ancora una volta, visto da pochissimi.

Al che, fra il tremendo Runner, Runner, l’incompreso To the Wonder di Terrence Malick e invece il magnifico Gone Girl di David Fincher, Ben Affleck si riassesta e tanti bei colpi, registici soprattutto (Gone Baby Gone, The Town, Argo e La legge della notte), sfodera con classe e, con indubbia classe encomiabile, bellamente e grintosamente, indomitamente, recentemente ha assestato.

Sofisticandosi inaspettatamente.

Gigioneggiando con stile in Triple Frontier di J. C. Chandor.

Ben Affleck è, nel frattempo, parecchio ingrassato.

E nel 2018 è stato di nuovo ricoverato per disintossicarsi dall’alcol.

Però, indubbiamente, come uomo di Cinema, in forma direttamente proporzionale, non poco s’è irrobustito.

E adesso, a essere sinceri, la sua immagine è meno scalfibile da parte degli invidiosi e dei maligni.

Il prossimo anno, lo vedremo inoltre nell’attesissimo The Last Duel di Ridley Scott. Col quale, come saprete, tornerà a duettare col suo amico fidato per eccellenza, Matt Damon.

Sì, probabilmente Ben Affleck non è affatto un attore insulso e forse perfino il suo Batman, a conti fatti, non è assolutamente malvagio…

È assai gagliardo, fotogenico, leggermente legnoso ma pur sempre figo e, a suo modo, terribilmente carismatico.

Eh eh.

 

di Stefano Falotico

 

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Il Covid-19 non ci abbatté: il grande Cinema continuerà, evviva THE IRISHMAN, Joker, Batman, Superman, gli audiolibri esoterici-ero(t)ici, anche Miguel Bosé

22 Apr

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E trascorse un’altra settimana, amici e fratelli della congrega.

Qui sarò un po’ come Fabrizio De André, maestro della polemica satirica, compositore di canzoni tristemente arrabbiate, scagliate sfacciatamente in viso ai perbenisti ipocriti, sbattute in faccia dinanzi agli ignoranti.

Abbiamo vissuto, in questi giorni, nella sepoltura vivente dei nostri polmoni soffocati nell’asfittica dittatura sanitaria e forse anche molto fascista.

Conversando con un mio amico su Facebook, concordammo io e lui che dietro il Covid-19 vi siano quasi esclusivamente ragioni politiche. E forse ebbe ragione il premio Nobel Luc Montagnier, il quale sostenne che il Coronavirus fu elaborato in laboratorio e fu sperimentato sui pipistrelli.

Ma l’esperimento fuggì pericolosamente di mano, i potenti tacquero in merito alla letalità del virus oppure lo usarono come deterrente per frenare un’espansione delle libertà più democratiche. Per rallentare la globalizzazione oramai implacabile. Per chiuderci nel silenzio, per reprimerci nella paura più oscurantistica. Esaltando un orrendo ritorno alla barbarie quasi nazista da bruciati vivi in maniera apocalittica.

Ne sapremo di più nei prossimi anni quando, con tutta probabilità, se la situazione costernante attualmente vigente che ci recluse in casa come morti viventi, eh sì, dovesse essere sanata, molti film sull’argomento verranno realizzati.

Contagion fu profetico oppure La città verrà distrutta all’alba lo fu di più?

Le ronde dei carabinieri si aggirarono perfino lungo i viali alberati. Terrorizzando affinché, intimoriti da decreti e imposizioni debilitanti, limitanti la fluida circolazione vitale, dunque anche emozionale, i cuori delle persone si rannicchiassero nella solitudine più schiacciante.

Piazza pulita anche in tutte le piazze. Desertificate, bonificate dagli spacciatori che, a tarda notte, vendettero “bene” la loro “merce”, contrabbandando un po’ di dignità per arrivare a fine mese con meno acqua alla gola e qualche strozzapreti nelle mutande. Che baccalà!

Ripulite però furono le aiuole, no, la aule anche da ogni manifestazione e comizio pubico, no, pubblico. Salvini prese su parola, incitando la folla come Arthur Fleck/Joker, regalando populismo e qualunquismo a iosa. E i folli incitarono, non se eccitarono o misero incinte le loro compagne, abbastanza folli, appunto, rese ancora più pazze poiché non poterono recarsi in viaggio alla volta di follie d’amore anche con gli amanti loro che non poterono rifornirsi alla stazione di “pompe” col diesel.

Il distributore automatico delle sigarette dista più di duecento metri da casa tua? E quello dei profilattici, invece? Ecco allora che l’appuntato dell’arma usò la fiamma tricolore del suo maschione con la moglie incendiata di passione incazzata con la “lupara”. Zitta e muta fu lei, serva del suo marito padrone dopo una giornata in cui, essendo costei uscita per comprare dal droghiere un po’ di zucchero, fu dall’amico geloso del marito, eh sì, parecchio multata con una contravvenzione segnaletica nella sua zona erogena più sacra del Vaticano. Nel frattempo, la vita mia andò avanti. Anche indietro. E, fra stati contemplativi, film rivisti ad libitum, un amore forse riscoccato in maniera inaspettata, scatenandomi emozioni inaudite, un’altra stagione ci aspetterà, amici e nemici. E i sogni non finiranno in men che non si dica.

Non diverremo psicotici come il Lex Luthor di Jesse Eisenberg, non saremo solo bellimbusti come il Batman di Ben Affleck, non diverremo dei manichini come Henry Cavill ma continueremo a sognare un bagno caldo con Amy Adams.

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Potrei essere Bruce Campbell de L’armata delle tenebre e l’a(r)matore di ogni tenerezza, volando nella brezza con far da Poe-ta?

19 Apr

Army of Darkness

 

20200419_125703Ah, Franco Battiato.

Nella vita fui associato anche a lui poiché la gente pensò che fossi matto e malato di metafisica.

Di mio, so per certo che giocai a Calcio sino a 18 anni e credo che la mia pubertà, normalmente, iniziò a 12 anni. Durante l’adolescenza vissi attorniato da quasi coetanei che furono, sono e rimarranno bambini.

Sì, liceali damerini, abituati a scansionare il prossimo secondo modelli etici di estetica distorta.

Li vedrei bene assieme ai ragazzini del club dei perdenti di It.

Mi fanno morire. Pensarono e pensano delle cose assurde sul sottoscritto. Per loro fui sempre una sorta di manichino da trattare come clown di Pennywise poiché sono più geniale di Stephen King.

Ah ah, questa è bellissima. Anche quella là. Però è stupida. Quando avrà un figlio, gli mostrerà Stand by Me a otto anni. Poiché, essendo già vecchia, proietterà le sue nostalgie alle nuove generazioni. Che, in verità, dovrebbero invece darsi a Carla Gugino de Il gioco di Gerald.

Veramente, non se ne può più dei nerd.

Il nerd è colui che, essendo impossibilitato a esser bello per via di una genetica, purtroppo per lui, difficilmente aggiustabile, s’imbelletta nel fare il patetico simpatico, ribaltando il senso dell’esistenza a suo piacimento. E vive di atroci dicerie, insomma, rimarrà a vita nel reparto “giocattoleria”.

Indubbiamente siamo stanchi anche delle zie cattedratiche, ah, nauseanti. Piene di buoni consigli maieutici atti a educare i ragazzi a un falso e fatuo perbenismo ipocrita, gigioneggiano da sapientone. Sono abuliche!

Non vorrei dirlo, invece lo dico. Oltre che cornacchie, so’ proprio racchie.

Sì, invero credo che, essendosi dissanguate troppo presto a livello emozionale e sensuale, abbiano riversato ogni loro frustrazione in quella che chiamano, pedagogicamente, “cultura”. Che non è cultura, è solo in realtà e squallidamente una ripetizione mortificante di nozioni apprese a menadito, recitate a pappardella e servite ai loro studenti per infornarli e indirizzarli a una morigeratezza dolciastra e mortifera.

Donne spente che forse sperarono, tra un Foscolo e un Carducci, di volare a Hollywood. Sì, recitando il ruolo, in parrocchia, di Meryl Streep de Il dubbio.

Oddio, perdonatemi, questa è cattivissima. Sembra Anjelica Huston de La famiglia Addams. Quella là invece è bonissima. Sì, assomiglia a Amy Adams.

Per piacere. Allora, sono pronte le strapazzate uova o devo diventare veramente pazzo?

Ah, queste sognatrici sono solo delle indottrinatici. Sono delle domatrici. Uomini, abbiamo bisogno invece delle dominatrici, così non potranno accusarci di sessismo.

Ah ah, questa fa morire dal ridere. Quella là invece farà morire te. Sei cieco? È più inguardabile di Freddy Krueger.

– La amo. Combatterò con gli artigli per possederla anche da sotto il letto.

– Sì, sei la personificazione del detto Dio li fa e poi li accoppia. Se è contento Dio, è per questo che sono ateo.

 

Siamo stanchi perfino di psichiatri che, in quattro e quattr’otto, cioè assai sbrigativamente, appioppano ai loro pazienti delle diagnosi esecrabili. Trattandoli da Anthony Hopkins di Proof quando invece non s’accorsero d’avere di fronte quello de Il silenzio degli innocenti.

E i divieti aumentano, viviamo nell’era del “proibizionismo”, siamo regrediti a una barbarica, ecumenica società fascista. Pericolosa in quanto castratrice e mentitrice.

Livellata su standardizzate omologazioni di massa atte a rendere il prossimo una persona robotica, una merce di consumo a cui affibbiare un prezzo meritocratico.

Ah, ho ancora molta gente che mi disprezza. Ma, si sa, la gente è ossessionata dal rispetto. Non è che faranno la fine di Bob De Niro del secondo Padrino? Ah ah.

La gente dovrebbe invece essere ossessionata dall’avere dei buoni pettorali, miei polli zenza ali.

Ah, quanti bigotti, quanti gianduiotti. Per farla breve, il mondo sta andando a mignotte.

Invece, in una periferia remota, dapprima per lui agonica, oggi parsimoniosa e non più laconica, staziona un uomo che, con discrezione massima, senza dare nell’occhio, ridacchia beffardamente, in quanto poeta romantico e uomo giammai antico, bensì ammodernato e, va detto, gustosamente mitico. Ah, dovete sfiatare, forza, respirate. State soffocando nelle vostre mentali pareti stagne di cervelli annacquati.

Il Falò, in verità, è un uomo che ne sa una più del diavolo. Egli disserta di Cinema senza prosopopea pur essendo qualche volta prolisso, dunque malato di logorrea.

Siamo stufi dei critici che fanno venire la diarrea, abbiamo bisogno di un personaggio che indossi il mantello e sgusci tra la foll(i)a non rinunciando, talvolta, a fare volontariamente l’idiota per dare spettacolo e intrattenere la gente moscia.

Comunque, adoro la pelle di camoscio.

Durante questa quarantena, allentai la tensione, parlando amabilmente non solo coi cinefili e gli amanti di Rocky, bensì amando misteriosamente anche di notte.

La gente è artefatta e arretrata, non evolve, non sa cambiare non solo le sue opinioni. Nemmeno il loro look.

Poiché non tutti, anzi, quasi nessuno può essere camaleontico come il Falotico.

E questo è tutto.

Speriamo che, quanto prima, Scorsese giri Killers of The Flower Moon e non fatemi la fine del personaggio che interpreterà Bob De Niro, vale a dire William Hale.

Psicopatico duro a differenza dei geni puri.

Comunque, sulla purezza, non vi metterei la mano sul fuoco.

Anzi, metterei oltre alla mano anche qualcos’altro.

Ah, fessacchiotti, per Natale vi regalerò un ciucciotto e un orsacchiotto.

Ah, guardate. Ho dovuto fare pulizia di molte mie conoscenze su Facebook.

Tempo fa, per esempio, divenni pure “amico” del Misischia, regista di quello che è, senz’ombra di dubbio, uno dei peggiori film del mondo, ovvero The End? L’inferno fuori.

Ebbe ragione Francesco Alò a distruggerlo impietosamente poiché il suddetto film, oltre a essere un horror che avrebbe girato meglio mia nonna Rita, grande fan de La notte dei morti viventi e non so ancora per quanto vivente, ecco, è un obbrobrio dei più repellenti. E non mi riferisco, certamente, agli orribili trucchi del sangue finto che fanno ribrezzo pure a uno senza gusto come Michael Myers di Halloween.

Ecco, questo Misischia fa il sapientone. Dice a tutti i giovani che, per diventare grandi attori e registi, non basta la passione e la bellezza. Bisogna farsi il culo.

Costui, comunque, assomiglia a Orson Welles. Sì, la panza da infernale Quinlan c’è tutta.

Quasi pari a quella di Vincent D’Onofrio in Ed Wood.

Eh sì, Misischia, non si arrabbi. Alcuni nascono come Johnny Depp e altri come Tim Burton.

Per questa mia direttiva da sergente istruttore da Full Metal Jacket, mi sparerà come palla di lardo?

Sì, al Misischia preferisco la pornoattrice Brooks Mischa.

Devo esservi sincero, da giovane non avrei mai pensato che sarei diventato uno stronzo come Bruce Campbell de L’armata delle tenebre.

Adesso, per fortuna, ne sono convinto.

Comunque, al reparto ferramenta, preferisco una donna di buona carrozzeria per mostrarle tutta l’acciaieria.

Saranno cazzi se mi chiederà però soldi per comprarle l’argenteria.

Le regalerò, al massimo, un film di Argento Dario e continuerò a volare sulle ali dorate.

Statemi bene.

Fate sogni d’oro e non fatevi i film.

Tanto non sapete farvi non solo i film, bensì neanche qualcosa di più corposo e cremoso.

Per quanto concerne Edgar Allan Poe, molta gente lo considera un genio.

Ma, come detto, la gente è formata da ritardati.

Io sono molto più bravo di Edgar. Avete ancora dei dubbi?

Ah ah.

Poi, Poe era veramente brutto.

Di mio, ho una discreta faccia da culo, diciamo.

Insomma, voi siete diventati vecchi, marcescenti, orrendi e scheletrici nel cuore.

Io non sono Brad Pitt ma non voglio neppure esserlo. Sai che palle?

Ah ah.

 

di Stefano Falotico

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Shining è un film sopravvalutato, in tempi di quarantena?

17 Apr

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shiningAh, quest’isolamento forzato, derivato dal Covid-19, fa impazzire solo chi già pazzo lo fu innatamente, di mio, soffro di “luccicanza” e sono sleeper, altro che Doctor Sleep

Capitolo 1

L’origine della psicosi…

 

Jack Torrance di Shining non è psicopatico, è psicotico.

Apparentemente, la differenza fra questi due termini, pressoché infatti identici tranne il pa che li distingue l’uno dall’altro, è irrilevante e inesistente. Che, peraltro, è quasi la stessa cosa.

Invece la differenza è netta e decisamente sostanziale. Informatevi.

Una persona è psicotica dalla nascita o, invece, lo può diventare? Per quale o quali ragioni, soprattutto?

Ragionamento… Da cosa, insomma, deriva la psicosi? Spesso da un rapporto ostile fra l’individuo, ammalatosene, e la realtà esterna. Può ingenerarsi in seguito a forti eventi stressanti che hanno destabilizzato l’equilibrio e la struttura psichica del soggetto interessato. Anzi, in questo caso, stressato. Eh eh.

Stati di robusto, protrattosi isolamento imposto o inconsciamente autoindotto possono condurre una persona alla “pazzia”. Intesa in senso lato e non in forma pericolosamente psicopatica.

Lo psicotico, infatti, è soprattutto pericoloso per sé stesso. Più che per gli altri, a dire il vero. Anche se, in casi di estrema degenerazione della psicosi stessa, la persona può essere di altrui pericolo se la sua soglia di criticità supera il suo normale livello di “anormalità”. Assurdo, no?

Dunque, la psicosi non è mai genetica. Anche se, in persone con indoli e sensibilità particolarmente sensibili e spiccate, quasi da sensitivi, la tendenza a divenirne affetti è più marcata.

Banalizzanti, neanche tanto, brevi esempi sintomatici di tale sindrome:

  1. Un uomo perde il lavoro, perciò la moglie lo lascia. Oltre al danno economico, la beffa emozionale. Da cui la caduta bestiale da licantropo arrabbiato…
  2. Un ragazzo viene trattato da sfigato ad libitum, ovvero per tempo illimitato. Anziché reagire come Michael J. Fox in Voglia di vincere, incomincia ancora più a tremare, quasi affetto dal morbo di Parkinson, diventando perfino catatonico per colpa dell’estremizzazione pazzesca del suo eccessivo sublimare le delusioni in modo asintomatico…
  3. Cosiddetti adulti imbecilli sono preoccupati soltanto della sfera educativa di natura scolastica e didattica, pedagogica e falsamente culturale delle nuove generazioni. Disinteressandosi totalmente dei bisogni affettivi del sangue del loro sangue.

Al che, in tale caso, abbiamo una ramificazione del caso stesso, vale a dire:

 

  • Il conflitto psicologico che ne deriva può portare alla rassegnazione, all’assistenza sociale, all’eterno, irreversibile piagnisteo, alla depressione immutabile e an(n)ale, alla malinconia imperitura oppure a un’inaspettata ribellione che fa paura.
  • L’ipocrisia della piccola borghesia partorisce mostri peggiori di chi vive d’ipocrisia stessa in maniera paternalistica e demagogica.

 

Chapter due…
Intellettuali dei coglioni, non fatemi la fine di HAL 9000

– Ah, sai, io sono premio Nobel dell’astrofisica.

– Sì, dunque sei un uomo spaziale. Ma quanti buchi neri, su questa terra, visitasti?

– Invero, nessuno.

– Ti piace Nonno scatenato con De Niro?

– Suvvia. È un film di merda.

– Ok, boomer.

 

Ah ah.

Ebbene, so che state riguardando Shining del Kubrick. In questi giorni in cui, obbligati a stazionare fra le vostre mura domestiche, che siano principesche o reali come nella reggia di Caserta oppure anguste, asfittiche e di pochissimi metri quadrati, vi stanno, a prescindere dal terreno calpestabile, strozzando.

Direi praticamente castrando…

Ora, su Shining scrissi molti pezzi. È la storia di Arthur Fleck, alias Joker. Come no?

La storia di un uomo che non trova lavoro stabile e, a forza di essere precario, si raffredda nell’animo oltre che gelare nel corpo per via della neve d’un inverno rigidissimo, soprattutto nel suo cuore inariditosi.

Lavorare tutto il giorno, rende Jack un triste figuro, da noi resa col mattino ha l’oro in bocca.

Di suo, Jack Torrance cazzeggia a tutto spiano, battendo sui tasti ripetitivamente per perdere tempo. Sperando che la quarantena finisca e possa, all’alba, mangiare un bignè in pasticceria.

Semmai, in una calda giornata estiva. In compagnia di una donna meno brutta di Shelley Duvall, perlomeno passabile come Helen Hunt di Qualcosa è cambiato.

Sì, in tale appena succitato film, Jack interpreta la parte di un misantropo alla Kubrick realmente scrittore. Non certamente di capolavori come Arancia meccanica, sia nella versione letteraria che in quella adattata per il grande schermo, bensì di libricini simili a quelli di Harmony.

Poiché ricordate: l’uomo affettivamente (dis)armonico è un po’ come il sottoscritto, il Falotico.

Ovvero, se dapprima cadde vittima di manie ritualistiche e igieniche come Jack di As Good as It Gets, oggi come oggi, la prende un po’ più a culo.

Non si duole se talvolta riscivola nella depressione e la vede invece benissimo. In alcune occasioni, quando rimembra il suo passato di terribili delusioni, ancora però tende ad arrabbiarsi come Al Pacino di Scent of a Woman.

Un uomo, cioè, non cattivo e che in verità non odia il mondo. Odia sé stesso e dunque scarica sugli altri le sue rabbie da lupo. Non più, comunque, solitario.

Anzi, oggi è un uomo che sa allupare le donne. Wolf – La belva è fuori!

Sì, per anni interminabili, per tempo immemorabile, il Falò divenne Batman. Uomo dalla doppia personalità da “pipistrello” che poco volò sulle pas… re. Bensì stette molto in zona Qualcuno volò sul nido del cuculo.

Tutti i nidi, no, nodi vengono al pettine?

No, sono ben pettinato, mi sono ricresciuti i capelli e non son ancora dunque semipelato come Jack di Shining.

Ma, sebbene sia piacente e di bell’aspetto come Ewan McGregor, me la dormo poco.

Ah sì, tutti i nodi vengono al petting. Altroché.

Finitela di leccarvi, metaforicamente parlando.

Non fate neppure però i geni della minchia. Potreste anche capire tutto al volo ma la fregatura è dietro l’angolo. Sappiatelo.

La promessa docet.

Nella vita, accadono cose davvero spiacevoli e tragiche ma non bisogna mai pensare che il dolore sia unilaterale.

Tre giorni per la verità ancora insegna…

Detto ciò, Shining, come già dissi più e più volte, è un film sopravvalutato. La penso quasi come David Cronenberg a riguardo.

Michael Moore invece, a proposito di Joker, paragonò Todd Phillips a Kubrick.

Esagerò e invece il film di Todd Phillips è semplicemente un film adatto ad adolescenti mal cresciuti?

Ora, vi pongo una domanda. Potreste essere stati dei padri meravigliosi, degli educatori perfetti, potreste non aver peccato di mediocrità come Barry Lindon, donando ai vostri figli, sin da piccini, un triciclo più bello di quello regalato da Jack a suo figlio in Shining. Vostro figlio, inoltre, cresciuto che fu, si laureò con 110 e lode in Storia e Critica del Cinema con una tesi su 2001: Odissea nello spazio.

E trovò subito un lavoro più remunerativo e sicuro rispetto a quello di Jack Torrance.

Ovvero, scrisse articoli ben pagati sulla Settima Arte. Insomma, non dovette darsi a una Rapina a mano armata. Sebbene suo padre amasse Stranamore condotto dal compianto Alberto Castagna, il figlio s’elevò e amò Dr. Strangelove. Anche se il figlio un po’ mente riguardo la sua perfezione moralmente “geometrica” e, oltre alla collezione di tutti i film di Kubrick, ha pure tutti i film interpretati dalla pornoattrice Brandi Love. Inoltre, nel suo portafogli ha l’immagine in miniatura del fondoschiena di Nicole Kidman in Eyes Wide Shut.

Ho detto tutto. State lontani dai saputelli del cazzo. Mi pare il caso di dirlo.

Ma chissà se il Cinema, dopo la quarantena, sarà più come prima.

Siamo tutti dentro un labirinto. Stiamo ghiacciando e moriremo, oltre che di asfissia ed emotiva atarassia, d’ipotermia e forse atroce apatia, sì, tutti congelati nella melanconia.

Posso dirvi che mio nonno morì per colpa di un melanoma.

Forse voi, non abituati alla solitudine più spettrale e dunque assiderati appena viveste, per un po’, coi divieti imposti, nelle vostre case imprigionati, scleraste a più non posso.

Oh, mi fanno pena quei fidanzati che, abitando rispettivamente lontani, non possono incontrarsi.

Oggigiorno esiste Facebook, c’è WhatsApp, ci sono le webcam.

Pazientate, non sovreccitatevi.

Di mio, per esempio, per un’infinità non è che molto, diciamo, mi riscaldai… Sebbene, caratterialmente, parecchio mi riscaldassi.

Nel frattempo, io e chissà chi, forse una lei, amiamo respirare le nostre pelli con romanticismo ermetico, bellissimo e figlio di un’altra epoca.

Anche se, onestamente, mi sto rompendo il cazzo e sono anche stanco di fare il Joker di turno.

Non Joaquin Phoenix, bensì Jack Nicholson del Batman di Tim Burton.

Come dice la parola composta in inglese da due parole, Birdman, ovvero l’uomo uccello, non riuscirete ad amare forse Naomi Watts né Kim Basinger. Neppure Michelle Pfeiffer, Catwoman. La donna gatto?

No, la donna che con la sua gatta fa le fusa e ti rende confuso.

Ma non abbandonatevi precocemente a una vita grigia da pensionati come in A proposito di Schmidt.

È tutta una questione, non di ucc… o, bensì di cervello. Dinamica mentale. Dai, apritevi…

Se vi convincete di essere già fottuti, siete da ricovero psichiatrico come Jack Torrance.

E poi diciamocela. Chi fu mai questo Kubrick? Un pover’uomo pieno di manie, capace di idolatrare solamente i suoi limiti, un hater che, con la scusa di essere un genio, non ammise mai a sé stesso di non essere bello come il Falò. Mi pare ovvio che Kubrick fosse un demente.

Devastante!

Finale col botto e con la botta: a Doctor Sleep, preferisco toglierle gli slip.

 

di Stefano Falotico

I critici di Cinema non sono Clint Eastwood

15 Apr

eastwood

Le teorie cinematografiche sui critici di Cinema: tutto dipende dalla genetica? Dall’ermeneutica? Dalla cultura e dal grado (dis)informativo? Dal cosiddetto “ambientificio?”

Ora, il termine ambientificio non esiste in italiano ma gli psichiatri lo usano spesso e l’hanno coniato apposta per denominare le condizioni ambientali in cui un essere umano è nato e/o cresciuto. Potremmo associarlo, con un termine più proprio della classificazione animale e figlia delle teorie di Darwin, come habitat.

Ovvero, il luogo d’origine, di provenienza, di abitazione, per meglio dire di ubicazione in cui una persona è nata, per l’appunto, è cresciuta o convisse. Oppure ancora stia convivendo, semmai vivendo pure una non vita. Semplicemente omologata all’ambiente circostante per sopravvivere.

Dunque, la persona in questione assume e introietta, spesso inconsciamente, degli stili di vita e di comportamento atti a non farsi allontanare, evitare, emarginare, estirpare, finanche evirare non solo dalla sua stirpe, bensì dalla razza ambientalistica in cui sta. Razza che, peraltro, può essere formata pure da donne animaliste oppure da uomini idealisti, addirittura ambientalisti. Oppure, una razza paradossalmente costituita da uomini e donne razzisti. O sessisti, sessuofobi, chiesastici, moralistici, ipocriti, bigotti o, di contraltare, troppo libertini, libertari, incoscienti immorali o partoriti, (in)generati e degenerati, allevati e forse già subito non alleviati da una famiglia morta dentro e fuori, quindi esistono anche gli orfani che crescono, giocoforza, in ambienti collegiali formati da suore repressive, da preti ped… li, da sagrestani con la parrucca invero più parrucconi non solo del parroco volpone, bensì di quelli che frequentano, nel proprio quartiere, la loro parrocchia. Abbiamo allora donne che vanno sempre dalla solita parrucchiera, uomini barbosi e barbuti che non si tagliano mai i peli del naso, i leziosi ed esigenti che cercano perennemente il pelo nell’uovo, abbiamo un uomo che non sa cucinarsi le uova poiché cresciuto da una madre che combinò, sin dapprincipio, a lui una frittata, facendolo impazzire anzitempo come una maionese mal mescolata, abbiamo uomini fintamente mascolini con pochi neuroni, dunque con un cervello senza muscoli. Dei coglioni? Nemmeno quello che sta in mezzo alle gambe funziona tanto cazzuto. Poiché l’eccitazione parte dall’ipofisi e, se il cervello è fottuto dalla nascita, l’uomo suddetto che n’è affetto, freddo, rimarrà al massimo un cazzone che, in palestra se la suda, in qualche balera con delle balene se la suona e se la canta ma, sinceramente, nessuno se l’incula, nemmeno sé stesso fotte poiché è talmente inconsapevole della sua stessa persona che non sa nemmanco mandarsi a fanculo da solo in masturbatori momenti autoironici.

Al che abbiamo gli esaltati innati, figli di genitori totalmente incoscienti dei propri limiti, mentali e non, che sin dai loro primissimi anni li comanderanno a bacchetta. Non saranno dei bacchettoni, anzi, peggio. Dei coglioni. Ripeto!

Poiché, credendo erroneamente di essere persone migliori delle altre, redarguiranno i figli ancora prima che da soli possano sbagliare, dunque imparare a vivere, interiorizzando da sé le emozioni, in maniera naturale e non forzata, atte a sviluppare la propria unica personalità in modo autonomamente giudizioso e critico nei confronti di una realtà perlopiù formata da idioti. Tutti assoggettati a valori che, soventemente, combaciano con la parola disvalore nell’accezione, questa sì, che va per la maggiore.

Secondo la dottrina gnostica, l’umanità si divide in tre categorie. Le conoscete? Documentatevene.

Secondo la psichiatra della minchia, che cos’è il Super-io? Stando alla generalista Wikipedia:

Con il termine Super-io (originale tedesco Über-Ich) o dalla resa in lingua latina Super-ego, secondo la teoria freudiana, si indica una delle tre istanze intrapsichiche che, insieme all’Es e all’Io, compongono il modello strutturale dell’apparato psichico ed è quella che, secondo lo stesso Freud, si origina dalla interiorizzazione dei codici di comportamento, divieti, ingiunzioni, schemi di valore (bene/male; giusto/sbagliato; buono/cattivo; gradevole/sgradevole) che il bambino attua all’interno del rapporto con la coppia dei genitori.

Inizialmente il padre della psicoanalisi aveva distinto all’interno della personalità due dimensioni: una conscia ed una inconscia; in seguito opererà una suddivisione della personalità nelle tre sfere sopra elencate.

Il Super-io è costituito da un insieme eterogeneo di modelli comportamentali, oltre che di divieti e comandi, e rappresenta un ipotetico ideale verso cui il soggetto tende con il suo comportamento. «È una sorta di censore che giudica gli atti e i desideri dell’uomo»[1].

Attraverso tale istanza si determina un meccanismo che porta alla frantumazione dell’Io ed alla sua successiva modificazione, in quanto vengono da esso assimilati modelli derivanti da imposizioni altrui. Il Super-io, infatti, scaturisce dal bagaglio culturale e formativo acquisito sin dall’infanzia dai genitori ed in seguito da altri eventuali educatori.

Se quindi, da una parte, tale sfera riveste una funzione positiva, limitando i desideri e le pulsioni umane, dall’altra, causa un senso continuo di oppressione e di non appagamento.

 

Ora, nel novanta per cento dei casi, spesso umani, in senso bonariamente dispregiativo, una persona non cambierà più, arrivata a una certa età. E anche la frase stupida di David Lynch, autore di Mulholland Dr., pellicola che manda a farsi fottere le istanze psichiche o che dir si voglia psichiatriche, agendo di nonsense da Strade perdute, ecco, fa pena.

Lynch infatti, in un momento d’infantile delirio d’onnipotenza, espresse una frase apodittica e assolutistica, non so se paradigmatica, onestamente poco utopistica e miracolistica, certamente dogmatica e onestamente stupida, ovvero:

le persone non cambiano, si rivelano.

È una frase stolta poiché, invero, le persone non cambiano anche quando si rivelano. Cioè, semmai appaiono veramente per ciò che, dapprima, non apparvero. Che è la stessa cosa, anche no.
Delirio! Sono le persone attorno a loro che, rimanendo scioccate e stupite, forse istupidite, dinanzi a quello che considerano uno stupefacente mutamento incredibile, essendo ottuse, poiché non possono cambiare in quanto oramai figlie del Super-io immutabile da loro sviluppato, della loro idea rimangono. Al che gli idioti la penseranno sempre allo stesso modo anche se, per educarli, li spedisci ai lavori forzati.

Oppure, un omosessuale, anche se obbligato ad accoppiarsi con una donna, finito che avrà di accontentare chi lo costrinse ad andare contro natura ed entrare in quella “radura”, non so se dando soddisfazione alla donna milf o immatura, tornerà omosessuale. Statene sicuri! Comunque, slacciate la cintura. E un ascetico, anche se spinto… nella società porcellesca, anziché omologarsi agli ilici, tornerà psichico. Che c’entra questo coi critici di Cinema? C’entra, eccome. Se un uomo, per esempio, non ama Silence o Il cavallo di Torino, significa che la sua vita è troppo incentrata su una quotidianità “normale” e frenetica per permettergli di riflettere sul senso dell’esistenza. Diciamo che è troppo preso dalle comuni istanze sociali e dalle bestiali stanze del porcile di massa. Attraverso questa mia teoria, potete identificare il modus operandi non solo di un critico ma anche di una persona cinematograficamente ignorante.

Comunque, al cavallo di Torino, preferisco Gran Torino e, a quello di Troia, quello dei pantaloni…

Sono un uomo che garantisce freddure a iosa. Sa anche regalare una rosa e indossa un golfino grigio pur rimanendo caloroso e roseo.

Uomini, non dovete scopare le mule, bensì amare The Mule.

 

di Stefano Falotico

Poesia di un uomo che fu cupo, forse anche lupo e ora è di nuovo, magicamente, benvoluto

15 Apr

93411662_10216242810925813_5288001521957470208_oLa futilità del tempo aromatico ancora nel mio cuore si staglia e io, riesploso nella solare vita amorosa, non più melanconico, dopo che nel buio ermetico giacqui, come Dracula di Bram Stoker soavemente rinacqui. Nella vita, vi è chi starnazza, c’è chi volgarmente strepita, chi rimane un asino e raglia e chi, come un Falò, calorosamente ancor abbaglia. Ah, quello lì abbaia, quella là latra e sta pure nella latrina.

Io fui un uomo che, nella tristizia, ululò spaurito.

Poi, ancora di vita riposseduto, in mezzo agli spari degli invidiosi e degli accidiosi, nel chiasso di cattivi uomini gelosi e non più di donne golosi, per fortuna sparuti o perfino finalmente spariti, di mio cuore ertosi in gloria marmorea, non so se in gola di voce rosea, decanta la beltà mia e forse della mia amata giammai perduta.

Presto di fortissima passione ancora baciata e incontaminata.

Come me non vi è nessuno, per fortuna o per (dis)grazia ricevuta, ridatemi il benvenuto e facciamoci assieme una bevuta.

Sono l’idolo assoluto?

Non lo so.

Quel che so è che m’addormentai, persi il senno e molti seni ma in verità vi dico che sono un dio quando voglio e soprattutto se la mia lei mi vuole.

Un Falò angelico e diabolico.

Non più la mia anima si duole, non più dorme, oh, che bell’homo…

 

Firmato
Stefano Falotico

Uomini immarcescibili come Rocky Balboa, gli intrallazzi cine audiovisivi del Joker, video incredibili e il grande Colin Farrell

14 Apr

Come sta andando la quarantena, figlioli? Vi vedo già sul moscio. Non state resistendo.

Vi mancano i baci di una donna che, dolcemente, lambisce/a le vostre labbra al calar delle tenebre e al calare dei vostri pantaloni quando qualcosa, sapete bene cosa, non è più tenero. E con lei, indurendosi più di Sly Stallone degli anni ottanta, edonisticamente si tende con un montante imprendibile.

Gli ani, no, anni novanta… peraltro. In cui spopolò la Tarantino mania e la vita assunse un colorito più pulp.

Andarono forte anche le storie hardboiled in noir cazzuti ma Stallone rimase un mito anche quando, ingrassando a dismisura, interpretò Cop Land. Una delle sue migliori interpretazioni in assoluto.

Stallone non fu mai portato per la commedia. Infatti, quando se ne cimentò, fallì miseramente in maniera ignobile. Poiché Stallone, a prescindere perfino dalle sue parti impegnate, è uomo onesto con sé stesso. E spudoratamente, in tempi non sospetti, ammise che non sarebbe mai stato un attore capace di recitare Shakespeare.

Stallone è così, prendere o lasciare.

Un uomo che, con gli anni, divenne pure amico di Bob De Niro. Per Rocky, Stallone fu candidato agli Oscar ma non lo vinse. Neppure De Niro per Taxi Driver, nominato nello stesso anno. Rocky vinse però come miglior film, battendo Taxi Driver.

Mentre De Niro vinse l’Oscar come miglior attore protagonista per Toro scatenato. Perdendo ai punti contro Stallone ne Il grande match.

Su un bel canale YouTube si sta discutendo in merito alla saga balboiana. Dilatata poi nello spinoff Creed e nel suo sequel.

Ora, a sproposito, collezionisti di ombre, tranne della loro vita oramai fantasmatica o troppo acculturata, eh eh, si scherza, per pura antipatia gratuita contro Sly, asseriscono con fare prosopopeico assai ardito che Over the Top e Cobra siano due cagate micidiali.

In effetti, è così. Cinematograficamente e idealisticamente fanno pietà. Ma hanno momenti che valgono il prezzo del biglietto.

Chi, dopo la quarantena, sarà un Survivor? Vi state infrollendo come il Balboa nel terzo Rocco…

Mentre Siffredi, a forza di fare il duro al colare delle sue tenere, non capisce più un cazzo. Completamente rincoglionito. Insomma, fottuto. Ah ah. E la dovrebbe finire anche con lo spot sulle patatine. Visto e rivisto, fatto e strafatto con la panza piena e qualcosa che non spinge più come una volta.

Di mio, gigioneggio. Mi districo fra intrallazzi da cinefilo, articoli giornalistici, flessioni ginniche.

E voglio qui ricordare a tutti i voi i miei tempi del Ginnasio. Che non vi furono poiché m’iscrissi al Liceo Scientifico ma presto gettai la spugna.

Sì, un ambiente di damerini tutti in tiro, trigonometrici e robotici, non si addisse al mio talento imprevisto da uomo nudo e crudo come la pelle di Stallone al mattino sotto una doccia fredda.

Mi applicai da autodidatta, fui additato come sfigato e malato di depressione cronica, mi appassionai sfegatatamente a De Niro, incontrai una e fu un incontro sino all’ultimo round sul suo letto ove, di Eye of the Tiger, venne fuori il ring(hio).

Sì, all’epoca ripresi a respirare, fu un Burning Heart. Un cuore bruciante agganciato a qualcos’altro ficcante.

Successero dei casini, avvennero delle risse ma non ricordo di essere mai stato ingannato da una rossa come quella che sta con Tommy Gunn per soldi nel quinto Rocky.

Sino a qualche mese fa, fui molto vicino a diventare Arthur Fleck/Joaquin Phoenix nel pre-finale di Joker quando, distrutto, esausto, massacrato e massacrante, inneggiò alla libertà con la folla in lacrime a onorarlo in gloria.

Anzi, sinceramente in disgrazia.

Una scena commovente.

Oserei dire straziante. Ogni nostra emozione celata davvero svelante.

Sì, gli anni passano, lo presi in quel posto non so quante volte.

Mi scatto un selfie e come mai io sembro un ventenne quando voi invece, a trent’anni, sembrate davvero suonati?

A furia di andare con bagasce varie, a forza di drogarvi o, pure peggio, di cazzeggiare da intellettuali della minchia, siete andati giù.

Molto giù.

Non ce la fate più.

Eh sì, No Easy Way Out.

Be’, debbo dirvi che fu un anno intenso, quasi da circense. Un mio amico, prima del Covid-19, mi portò sempre a Imola.

Soprattutto al locale LAB0542.

Posto pieno di vita. Sono stanco di gente che non vale il mio mignolo sinistro e vuole rendere la mia vita una tragicommedia.

Il JOKER MARINO, signore e signori.

Un uomo che s’inabissò, molto se la russò ma che conosce tutto e tutti.

Infatti, il regista Petrarolo mi saluta, chiamandomi per il mio vero nome.

Poiché io l’intervistai di persona.

Il Joker rinasce sempre come Rocky.

Fa la parte del matto poiché conosce la realtà. Che è dura e fa male.

Ma il Joker sa il Falò suo.

Se pensate di essere arrivati, sbagliate di grosso come Mason Dixon. Anche se siete i più forti, non bisogna mai abbassare la guardia.

Per tutti noi, che vogliate o no, ammesso che vivere vogliate davvero, arriveranno altre palate. Non so se patate, sicuramente le bollette. Alcuni di voi, inoltre, perderanno la testa e pure i testicoli per delle bollite.

 

di Stefano Falotico

Credo di essere l’unico uomo, ammesso che lo sia, a cui piace Colin Farrell

13 Apr

Colin+Farrell+Colin+Farrell+Jimmy+Kimmel+Live+dHHLxf2vcyhl

Ecco, uno screenshot del mio WhatsApp che non lascia dubbi.
Naturalmente, il nome della mia amata rimarrà nel mistero per molto tempo.

amore

Ora, che mi crediate o no, sono stato nuovamente travolto da quello strano, oserei dire perfino pericoloso sentimento chiamato amore. Dopo anni d’ibernazioni, di castighi impostimi, di repressioni perfino auto-indottemi, anzi, prescrittemi pure farmacologicamente da uomini che si credettero dotti o semplicemente denominati dottori, dopo le mie peripezie romantiche più e più volte narratevi con certosina, minuziosa cura di particolari un po’ romanzati, sebbene assai veri e addirittura lacrimosi, sì, poiché amare significa spesso ingelosirsi a morte e soffrire dunque, per forza, immensamente nel proprio (di)strutto cuore, questo sentimento è tornato potente a invadermi l’anima di ardore furente.

Sebbene mi mascheri da cinico nichilista assai ritroso, anzi, perfino irriguardoso nei riguardi dei sentimenti normalmente appartenenti all’animo umano più caloroso, poiché mi piace tirarmela da alienato scontroso, spacciandomi anche per ferito emarginato odioso, posso garantirvi che neppure Stanley Kubrick fosse davvero un misantropo immisericordioso.

Basti vedere come, in maniera adorante, muovendo la macchina da presa grazie al suo operatore impassibile, in quanto educato sin troppo perbenisticamente come il figlio di Barry Lindon, riprese il culo morbido e basculante di Nicole Kidman in Eyes Wide Shut, sognando in cuor suo di farvi all’amore illimitatamente da vero lupo alla Jack Torrance di Shining.

Poi, Kubrick fu sposato e visse nelle campagne londinesi, cazzeggiando spesso a raccogliere fiorellini e margherite fra l’elucubrare un progetto irrealizzato come Napoleon(e) e la sua Sant’Elena da autoesiliato.

Ora, da tempo immemorabile, vivo d’una sessualità ambigua. Anzi, è così talmente marcata la mia eterosessualità piuttosto pronunciata che malfidati m’appioppano patenti da omosessuale marchiato.

Io non sono omofobo e non nutro alcun pregiudizio riguardo i gay.

Ma credo che sia indubitabile la mia passione per le donne.

Più evidente delle sopracciglia foltissime e dello sguardo penetrante e immediatamente ficcante di Colin Farrell.

Devo esservi sincero. Per anni soffrii di complessi di colpa da Farrell di In Bruges. Con la sola differenza che lui davvero, in questo film, ammazzò un uomo.

Di mio, ammazzai me stesso.

La mia fu una vita contemplativa di natura malickiana alla The New World.

Pensai di essere Alexander ma furono gli altri a magnare me. Sì, dei magnoni. Comunque, ogni estate lecco il Magnum, gelato ricoperto di cioccolato.

Cioè Colin Farrell. Sì, il famoso gelato dell’Algida è in verità Colin Farrell con la stecca al posto di qualcos’altro.

Colin fu amante prelibato e donò dolcezze succhianti e cremose a donne morbide e deliziose, in una parola sfiziose.

Ma Colin non fu mai né un vizioso né un ozioso. Lavoratore infatti è, a tutt’oggi, instancabile e duro. Parsimonioso!

Per anni fui anche stalkerizzato dal Kiefer Sutherland di In linea con l’assassino.

Vale a dire un burino infame che visse, nei miei confronti, della perenne Regola del sospetto.

Mi diede la patente di cieco come Daredevil. Mah, più che un Bullseye, questo qui fu solamente un bullo del cazzo.

La vita è dura e non si vive solo di scherzetti, miei belli. Altrimenti, finiremo tutti Sotto corte marziale.

La donna di cui sono innamorato sostiene che, più che a Colin Farrell, il mio sguardo assomigli a quello di Ewan McGregor. Di Sogni e delitti? No.

Ewan è molto più alto di me ed è più biondo che castano. Io sono castano tendente al rosso di sera bel tempo si spera. E da parecchi anni non mi reco al mare ove potrei abbronzarmi e far sì che i raggi solari schiariscano i miei capelli ma soprattutto il mio umore spesso nero.

Fui anche indagato come Tom Cruise di Minority Report.

Ve lo do io Dumbo e Il sacrificio del cervo sacro. Film con Colin e la solita Kidman Nicole.

Ecco, tantissimi anni fa mi successe una cosa allucinante.

Uscii con un amico che mi lasciò da solo con sua moglie e tutte le sue amiche come ne L’inganno.

Una situazione veramente imbarazzante e, in tal caso, non gliel’avrebbe potuta fare nemmeno Clint Eastwood de La notte brava del soldato Jonathan.

Fui preso anche per Harry Potter. Invero, sono più simile ad Artemis Fowl. Sì, una mente geniale che sabota però il mio corpo bestiale.

Al che, ucciso dalla mia stessa malinconia, folleggio da Kenneth Branagh che recita il celeberrimo monologo essere-non essere di Hamlet.

Amici, vi garantisco che passai momenti di crisi incazzate da Colin Farrell di True Detective 2.

Molti mi chiedono se io voglia dei figli. Sì, è bellissimo avere dei figli. Peccato che possano avere dei problemi come il figlio di Colin nella succitata serie televisiva scritta da Nic Pizzolatto.

Crescendo, bullizzato in quel modo, quel ragazzo si sarebbe ribellato. Sviluppando facoltà sensitive da Farrell di Premonitions.

Io evitai la psicopatia e la pericolosa pazzia, amando la musica country da Tommy Sweet di Crazy Heart.

E ho detto tutto.

Non sono l’immaginario Tony 3 di Parnassus – L’uomo che volle ingannare il diavolo ma anche Tom Waits non è male.

Non sono nemmeno il futuro Pinguino di Batman anche se, tre anni fa, divenni un po’ pingue e credo di essere Joker.

Mio padre avrebbe amato se mi fossi laureato in Legge, diventando un ricchissimo George Pierce di End of Justice.

Invece, depositai legalmente due miei libri che sputtanarono tutto il sistema d’ingiustizie su cui si basa la società, la psichiatria e l’economia del mondo odierno come Denzel Washington dello stesso film succitato.

Quindi, sono Colin Farrell nel finale di questa pellicola. Ah ah.

In verità vi dico che né io né voi dovete provare invidia per Colin Farrell. Non è solo indubbiamente bello, secondo me è anche un grande attore.

Da piccolissimo, ebbi comunque le orecchie a sventola. Poi, diventai un clown da circo.

Eppure ammaestro ogni leone con far da volpone, qualche volta son ancora coglione e minchione eppure sempre mantengo intatto un fascino più che da omone da uomo dai sani ormoni.

Per quanto riguarda le vecchie acredini, meglio finirla.

Al galoppo, amici.

Basta con le rotture di cazzo.

Colin+Farrell+Premiere+Disney+Dumbo+Arrivals+ggmn3shmZ3cl

 

di Stefano Falotico

 

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